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Gaya


Diario


29 marzo 2005


Suor Sorriso
Jeanne-Paule Marie Deckers
(Bruxelles, Belgio, 17 ottobre 1933 - Wavre, Belgio, 29 marzo 1985)


"Suor Sorriso" negli anni Sessanta divenne la suora più famosa del mondo per una sua deliziosa canzoncina, ma ben pochi sapevano che, dietro quell'aria dolce e sbarazzina covava una dramma che sarebbe finito in
tragedia.


Jeanne-Paule Marie Deckers nasce a Bruxelles, Belgio, il 17 ottobre 1933,
alle 14.25, in rue du Grand Hospice, da un pasticcere di 30 anni, Lucien
Henri, e da una madre casalinga di 21, Gabrielle Denis, che non riusciranno a darle l'amore del quale ha bisogno.
La guerra mondiale la trascorrerà in Francia e le lascerà un ricordo
incancellabile, fatto di bombardamenti, sirene e uomini in divisa. Sarà in
quel periodo (1944) che farà la sua prima comunione, con il padre
attivamente impegnato nella resistenza.
Finita la guerra, studia all'Università di Lovanio e poi a Parigi.
Diventa professoressa d'arte, ma l'insegnamento si rivela una delusione.
Tra il 1954 ed il 1956 chiede di frequentare i corsi dell'istituto domenicano di Sainte Anne in Gosselies. Tre anni più tardi, a settembre, entra nell'ordine Domenicano di Fichermont dove sarà conosciuta con l'appellativo di Suor Luc-Gabrielle, che ha scelto mettendo insieme i nomi dei suoi genitori.
Nel convento comincerà ad intrattenere le altre suore con le canzoni che ha
scritto lei stessa, e che ama suonare con la chitarra.
Ad un certo punto sene accorgeranno anche i superiori e penseranno utile utilizzarne il genio nella loro attività missionaria.
Così, due anni dopo la sua ordinazione, il 24 ottobre 1961, presso i Philips
Studios di Bruxelles registrerà la canzone che l'ha resa famosa in tutto il
mondo, "Dominique".
Ma continua ad essere inquieta. Il convento non riesce a darle la serenità
che sta cercando anzi, le appare un'istituzione superata, fuori dai tempi.
Il 4 luglio 1966 lascia l'ordine domenicano, pur conservando i voti come
laica.
Si cambia ancora una volta il nome in Luc Dominique e, insieme alla
compagna Annie Pecher (nata nel 1944), apre "Claire-Joie", una scuola
riservata ai bambini autistici. Contemporaneamente, continua la sua carriera di cantante in proprio, visto che la Philips non le rinnova il contratto, forse per non avere noie con le autorità religiose.
Nel marzo del 1974 si scontra con i primi grossi problemi: nel periodo
trascorso come suora, l'ordine domenicano si è preso tutti i soldi che
aveva guadagnato cantando la sua famosissima "Dominique", ed ora l'ufficio
delle tasse vuole la sua parte, e la vuole proprio da lei, visto che i "buoni frati" non hanno alcuna intenzione di aprire i cordoni della borsa.
Le sue canzoni, tra l'altro, hanno cominciato anche ad essere critiche nei
confronti della Chiesa cattolica.
Nel '67, addirittura, registra "The Golden Pill", un ringraziamento a Dio per aver ispirato l'invenzione della pillola anticoncezionale!
Pur restando profondamente religiosa, Jeanne se la prende spesso con il Papa e con tutto ciò di negativo che questi rappresenta.
"Dominique" era stata al primo posto nelle classifiche di quasi tutto il
mondo agli inizi degli anni Sessanta. Nel 1965, la Metro Goldwin Mayer ne
tirò fuori anche un musical intitolato, ovviamente "The Singing Nun",
interpretato da Debbie Reynolds e dal quale usciva fuori che la suora aveva
perfino una debolezza sentimentale verso un personaggio maschile (Chad
Everett). Le solite forzature eterosessuali di Hollywood!
Il 29 marzo 1985, dopo venticinque anni di convivenza fedele e appassionata, Jeanne-Paule Deckers e Annie Pecher si suicidano nell'appartamento di Green Horizons, a Wavre, Belgio.
Forse non erano riuscite a conciliare il loro amore con la loro fede.
Il funerale sarà una sorpresa, per molti.
Nonostante togliersi la vita sia motivo di pesante discriminazione per le autorità cattoliche, e la loro relazione non facesse altro che aumentarla, il rito verrà celebrato per tutte e due insieme nel corso di una cerimonia ufficiale e verranno sepolte una accanto all'altra in un cimitero del Brabante.
Probabilmente, i Domenicani non avevano ben capito la natura del loro amore.
La vita di Suor Sorriso ha ispirato numerose canzoni e libri, tra i quali,
nel 1988 "Soeur Sourire: A Faceless Voice, Passions and Death of the
Fichermont Singing Nun" di Henry Evearet, nel 1996 "Soeur Sourire", di
Florence Delaporte, e, nel 2002, anche un film, "Suor Sorriso", del regista
tedesco Roger Deutsch.


Massimo Consoli




OLANDA: I GAY NON SONO PIU’ SICURI


La sezione di Amsterdam del COC, l'organizzazione nazionale gay olandese,
riceve sempre più denunce di omosessuali che si sentono
minacciati.
Soprattutto i gay che vivono fuori il centro storico di Amsterdam
denunciano di essere sempre più spesso vittime di violenze verbali e
fisiche.
Sono principalmente giovani immigrati che si macchiano dei reati di
intimidazione e violenza nei confronti degli omosessuali.
Nei quartieri periferici della capitale olandese vivono molti immigrati, soprattutto marocchini, come al solito sul banco degli imputati. Molti gay che vivono in questi quartieri fuori l'anello stradale che circonda la città non vedono ormai altra soluzione che trasferirsi in centro, così da poter vivere indisturbati.
Il COC considera questo dei quartieri periferici un problema serio, anche perchè il numero delle violenze è in continuo aumento.
Il COC
denuncia anche il fatto che la polizia sta sottovalutando il problema.
Un portavoce della polizia ha fatto però sapere che il problema è conosciuto
e ha posto l'accento sul fatto che Amsterdam " è intollerante contro
l'intolleranza".
Quest'anno tutti gli agenti di Amsterdam seguiranno un corso per individuare atti di discriminazione, fra cui quelli contro i gay, e poter intervenire al meglio.



Pierangelo Bucci Rozendaal
Gaya CSF





OLANDA: LE MOSCHEE INVITANO GLI OMOSESSUALI.



Achmed Marcouch, presidente dell'Unione delle moschee marocchine di
Amsterdam, vuole organizzare un incontro fra il COC, l'associazione gay
nazionale olandese, e le moschee stesse.
Marcouch lo ha dichiarato durante un incontro avvenuto fra il COC e l'organizzazione di quartiere dei padri marocchini (Marokkanse buurtvaders), i consigli circoscrizionali, la Polizia e le organizzazioni marocchine di Amsterdam.
Questo vuole essere un primo passo per arginare il fenomeno delle violenze nei confronti dei gay da parte dei giovani marocchini.
Lo stesso Marcouch ammette che gli stessi gay si sentono perseguitati da una parte della comunità marocchina e afferma che è ora di fare conoscenza: “L'Islam ha una sua visione dell'omosessualità, ma su come ci si deve poi relazionare con le persone, questo è un'altro punto e su questo vorrei che si discutesse all'interno delle moschee",
Così si è espresso Marcouch durante un'intervista al giornale De Stem.
Il tema dell'incontro è stata la crescente violenza che i gay subiscono da
parte di giovani immigrati soprattutto nei quartieri periferici della
capitale. Marcouch ha aggiunto – Anche i genitori devono insegnare ai
loro figli che noi in questo paese abbiamo lo spazio per scegliere chi
vogliamo essere e che queste scelte devono essere rispettate. Non dobbiamo guardarci l'un l'altro come omosessuali o marocchini, ma come persone –



Pierangelo Bucci Rozendaal
Gaya - CSF




NESSUNO TOCCHI CAINO


TERRI SCHIAVO: D’ELIA, VATICANO FONDAMENTALISTA SU TUTTO ECCETTO CHE SULLA PENA DI MORTE
23 marzo 2005: “Il ‘no’ assoluto del Vaticano all’eutanasia non corrisponde a un ‘no’ altrettanto assoluto alla pena di morte,” ha dichiarato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, in polemica con il Vaticano che sull’Osservatore Romano di ieri aveva scritto che ‘il destino di Terri non appare dissimile da quello di tanti uomini e donne che negli Stati Uniti vengono condannati a morte per i loro crimini’.
Sergio D’Elia ha voluto con questo ricordare quanto scritto nel Compendio del Catechismo Sociale della Chiesa Cattolica pubblicato nell’ottobre scorso, nel quale la condanna a morte non sarebbe esclusa ‘quando questa fosse l’unica via per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita degli esseri umani’.
Per il Segretario di Nessuno tocchi Caino “è grave che il Vaticano abbia detto anche: Terri non ha commesso nessun crimine.” “Evidentemente - ha commentato D’Elia - il diritto alla vita, considerato dalla Chiesa Cattolica sacro e assoluto a ogni piè sospinto, riguarda solo la vita innocente. Per quella colpevole, si possono fare delle eccezioni.”
“Non siamo dei proibizionisti della pena di morte né dei fondamentalisti dell’abolizione. Siamo per una moratoria intanto delle esecuzioni. Su questo siamo pragmatici come il Vaticano. Peccato - ha proseguito D’Elia – che la Chiesa Cattolica abbia una posizione pragmatica e antiproibizionista solo sulla pena di morte.” “Su tutto il resto – divorzio, aborto, droga, eutanasia, pillola del giorno dopo, omosessualità, cellule staminali... - il ‘no’ del Vaticano è assoluto, violento, punitivo, illiberale.”

USA. 48% DEI CATTOLICI FAVOREVOLI ALLA PENA DI MORTE
21 marzo 2005: i Vescovi cattolici Usa hanno presentato, nel corso di una conferenza stampa a Washington, i risultati di un sondaggio effettuato lo scorso novembre, secondo cui l’opposizione alla pena di morte sta crescendo tra i cattolici statunitensi.
Mentre nel 2001 il 68 % dei cattolici americani era favorevole alla pena di morte (con il 27% contrario), oggi il sostegno è sceso al 48 % (con il 47 % contrario). Per quanto riguarda l’intera popolazione, altri sondaggi fissano al 60 % circa la percentuale dei favorevoli. Tuttavia, offrendo agli intervistati la possibilità di scegliere tra pena di morte ed ergastolo senza condizionale, la percentuale scende al di sotto del 45 %. I Vescovi cattolici Usa hanno rilanciato la campagna contro la pena di morte, sottolineando che dovrebbe essere abolita ''non solo per cosa fa alle persone che la subiscono, ma anche per cosa fa alla società'', su cui ricade la responsabilità delle esecuzioni.
''Uccidendo, non possiamo insegnare che uccidere e' sbagliato - ha detto in conferenza stampa l’Arcivescovo Theodore McCarrick – Non possiamo difendere la vita sopprimendo una vita; esistono strumenti alternativi per proteggere la società”.
''La Conferenza dei Vescovi Usa manifesta da 25 anni la sua opposizione alla pena di morte – ha detto il religioso - Ma questa campagna e' nuova. Ha una nuova energia ed urgenza''.
Come parte dell’iniziativa, i Vescovi incrementeranno l’insegnamento nelle parrocchie, scuole ed università; l’opera di sensibilizzazione aumenterà anche nei confronti del Congresso e dei Parlamenti statali. Continuerà inoltre la presentazione di memorie nei casi capitali.

MESSICO. SI DEL SENATO ALL’ABOLIZIONE TOTALE DELLA PENA CAPITALE
18 marzo 2005: il Senato messicano ha deciso con 79 voti contro 2 che la Costituzione vieti esplicitamente la pena di morte anche nel caso di reati come tradimento, parricidio e gravi reati militari.
Modificando due articoli della Costituzione, il voto dei senatori fa sì che “le condanne a morte siano proibite”, oltre che inserire il divieto di tortura, frustate e altre punizioni “eccessive”.
I suddetti cambiamenti necessitano ora dell’approvazione della Camera e dei parlamenti di due-terzi dei 31 stati della federazione.
La Costituzione del 1917, all’art. 22, afferma: “è vietata la pena di morte per reati politici. La pena di morte può essere applicata solo per tradimento durante guerre internazionali, parricidio, omicidio aggravato, incendio doloso, banditismo, pirateria e gravi reati militari”.
Ma la presenza di tali reati nella costituzione ha un valore solo simbolico. Infatti, la pena di morte non può essere imposta in quanto non è contemplata in nessun codice statale o federale. Esiste ancora una possibilità teorica che sia applicata dai tribunali militari.
L’ultima esecuzione in Messico è stata quella nel 1961 di un soldato condannato per l’omicidio di un ufficiale.
Nel 2001, la Corte Suprema del Messico ha stabilito per la prima volta che i cittadini messicani potranno essere estradati a condizione che le pene previste in altri paesi non includano l’ergastolo e la pena di morte.


ARABIA SAUDITA. VENTINOVESIMA DECAPITAZIONE DALL’INIZIO DELL’ANNO
21 marzo 2005: Zayed bin Ali bin Saleh al-Thabiti al-Maliki è stato giustiziato nella città di Taif, ha reso noto il Ministero degli Interni.
Era stato riconosciuto colpevole di aver ucciso a scopo di rapina Majri bin Mubarak bin Dakhil al-Aklabi, oltre che di aver praticato sesso illecito con donne che avrebbe ingannato dicendo di possedere poteri magici.
Con questa esecuzione salgono a 29 le persone messe a morte nel 2005 in Arabia Saudita, riporta l’agenzia Ap.
Il Paese segue un’interpretazione rigida della legge islamica, e prescrive la pena di morte per omicidio, stupro, rapina armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio, apostasia (rinuncia all’Islam).
Le esecuzioni nel 2003 sono state 52, tra cui quella di una donna. Nel 2002 sono state almeno 49, tra cui quella di una donna.


INDONESIA. GIUSTIZIATA PER TRE OMICIDI
20 marzo 2005: una donna identificata come Astini, 51 anni, è stata fucilata per tre omicidi commessi tra il 1992 ed il 1996.
Il plotone d’esecuzione era costituito da 12 elementi della Polizia, sei dei quali avevano i fucili caricati a salve. Da una distanza di cinque metri, hanno tirato al cuore della condannata, che era seduta.
Conosciuta anche come Bu Lakri, la Astini era stata condannata a morte nel 1996 a Surabaya, capitale della provincia di Java Est. Avrebbe confessato di aver ucciso e mutilato le tre donne, che gli dovevano del denaro.
Nel 2004 l’allora presidente Megawati Sukarnoputri aveva respinto la sua domanda di grazia.
Il Codice Penale indonesiano prevede la pena di morte per omicidio, reati relativi alle armi illegali, alla droga, la corruzione e il terrorismo.
La legge vieta le esecuzioni pubbliche. Il condannato riceve la notizia della sua esecuzione soltanto 72 ore prima. Con la testa coperta da un cappuccio e indosso una camicia bianca con un segno rosso all’altezza del cuore, il condannato affronta un plotone i cui membri sono disposti in fila a breve distanza.
Secondo l’Ufficio dell’Attorney General, dal 1945, anno dell’indipendenza, al 2003, i tribunali indonesiani hanno condannato a morte 70 persone, 11 delle quali sono state giustiziate.
In base ai dati forniti dalla polizia nell’agosto 2004, c’erano 65 persone nel braccio della morte in Indonesia. Di questi, 29 sono stati condannati per reati di droga. Altri 36 erano nel braccio della morte per vari reati tra cui omicidio e terrorismo.
Le esecuzioni sono rare in Indonesia, l’ultima risale al 5 agosto 2004, quando è stato giustiziato un trafficante di eroina. Quella precedente risaliva al maggio 2001 e fu effettuata su due uomini condannati per un omicidio nel 1989. Era stata la prima esecuzione negli ultimi cinque anni.


FONTE: NESSUNO TOCCHI CAINO – 26 MARZO 2005




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18 febbraio 2005


Leggende metropolitane, poesie d'amore mischiate ad alcool e droghe, confuse in perversioni sessuali.

Queste sono le storie maledette!!!

Narrate dalla logica verità di tutti i giorni con la crudezza del vissuto contemporaneo.

Sono le storie di gente che non ce l'ha fatta, di chi non riesce ad amare per paura di soffrire ancora, sono le situazioni in cui abbiamo dovuto rinunciare ad un ideale, ad un amore; o che abbiamo rischiato di morire per essi.

Storie maledette: raccontateci quanto la vita vi ha spaccato in due il cuore, quanto vi ha rotto le ossa al suo passare.

E noi vi racconteremo lo schifo e l'amore delle nostre vite.

Ciao a tutti

Il gruppo Gaya.

 

 

 




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18 febbraio 2005


COMUNICATO STAMPA
Bologna,17 febbraio 2005
 
LO PSICOLOGO ASSASSINATO A MILANO “DEVIATO” SECONDO IL TG2 DELLE 13
ARCIGAY SCRIVE UNA LETTERA APERTA AL DIRETTORE DEL TELEGIORNALE
 
Lettera aperta a Mauro Mazza, direttore del Tg2 Rai
 
Gentile direttore,
il Tg2 delle 13:00 di oggi ha descritto come “deviato” il medico del carcere di San Vittore, Dario Foà, direttore del Servizio area penale carceri dell'Asl di Milano, selvaggiamente ucciso nei giorni scorsi.
La parole usate nel servizio giornalistico sul tragico omicidio, ci hanno sorpreso e amareggiato. “Di devianze non solo si occupava per lavoro ... ne era anche attratto, al punto da non ritenere pericoloso appartarsi con un uomo che neppure conosceva in una stradina di campagna alle porte di Milano” quanto detto in riferimento a Dario Foà.
Dove starebbe, caro direttore, la “devianza”? Nell’essere disponibili a rapporti sessuali con una persona appena incontrata? Nel farlo in macchina? Nell’essere omosessuali?
Ci faccia capire, in modo che i tanti italiani che sono omosessuali, o ai quali per qualsiasi ragione sia capitato di farlo in macchina, o di essere stati disponibili ad un rapporto sessuale con una persona conosciuta da poco, magari la sera stessa, sappiano se sono considerati “deviati” o “attratti dalla devianza” da parte del Tg2.
Dai professionisti dell’informazione ci attendiamo che, di fronte ad un assassinio, siano in primo luogo guidati dal rispetto delle vittime, dei loro familiari e, perché no, dal rispetto e dall’interesse del pubblico.
Delitti come quello che ha colpito Dario Foà, traggono spesso origine dal senso di colpa, dall’ignoranza, dal pregiudizio radicato nella cultura d’origine degli assassini. Fattori che rischiano di essere alimentati anche da servizi giornalistici come quello trasmesso dal Tg2 di oggi.
 
Cordialmente,
Sergio Lo Giudice
Presidente nazionale Arcigay

 Ufficio stampa Arcigay




La biografia di Maryam Radjavi
Maryam Radjavi è nata nel 1953 in una famiglia di classe media a Teheran. Madre di una ragazza di 21 anni, Maryam è ingegnere in metallurgia dell'università di tecnologia di Teheran. Comincia le sue attività contro lo Scia’ negli anni 1970 dopo la sua entrata all'università, diventa rapidamente una dirigente del movimento che studia e raggiunge Mojiahedin del popolo, un'organizzazione musulmana, democratica e nazionalistica che raccomanda l'instaurazione di un governo democratico, pluralistico e laico in Iran.
Il regime dello Scia’ uccide una delle sue sorelle, Narguesse, e quello di Khomeini n’assassina un'altra, Massoumeh, che muore sotto la tortura nel 1982, incinto d’otto mesi, anche suo marito, Mahmoud Izadkhah, è stato ucciso.
Dopo la caduta della monarchia, Maryam diventa il responsabile della sezione sociale del Mojahedin, che svolge un ruolo chiave nell'adesione degli studenti e dei liceali, mentre l’organizzazione dei Mojahedin emerge come il principale movimento d'opposizione al regime dei mullah. Nel 1980, si presenta alle elezioni legislative a Teheran e, nonostante le frodi massicce dei mullah, ottiene più da un quarto di milione di voti.
La Sig.ra Radjavi svolge un ruolo decisivo nell'organizzazione di due manifestazioni pacifiche principali a Teheran in aprile ed in giugno 1981 contro la dittatura nascente. Il 20 giugno 1981, gli iraniani immergono nel terrore khomeinista. Decine di migliaia di persone sono state arrestate o uccise.
Nel 1982, Maryam parte per Parigi. Risulta rapidamente la donna più energica e più capace del movimento. È finalmente eletta CO-leader dei Mojahedin in 1985. Quattro anni più tardi, nel 1989, essa è eletta segretario generale dei Mojahedin dal congresso del movimento.
Una svolta
Nell'agosto 1993, il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, il Parlamento in esilio, elegge Maryam Radjavi il presidente futuro della repubblica per il periodo transitorio dopo la caduta dei mullah.
Si dimette allora dalle sue altre funzioni per dedicarsi interamente alle sue nuove responsabilità. La sig.ra Radjavi fa conoscere la resistenza sulla scena internazionale, dirigendo una campagna mondiale per denunciare le violazioni dei diritti dell'uomo in Iran, l'esportazione del terrorismo e dell'integralismo con i mullah, i loro sforzi per acquisire armi nucleari, e presentare gli obiettivi della resistenza all'opinione pubblica internazionale.
Nella sua nuova veste del presidente della repubblica eletta, Maryam rappresenta una sfida ardua politica, sociale, culturale ed ideologica ai mullah al potere. Sotto la sua direzione, le donne hanno raggiunto posizioni chiave nelle file della resistenza. Le donne formano la metà dei membri del CNRI. Occupano responsabilità nei comandi politici, internazionali e militari della resistenza. Un terzo dei combattenti dell'esercito di liberazione nazionale iraniana e numerosi dei suoi comandanti sono donne.
Maryam dà numerose conferenze sull'argomento che lei tiene maggiore cura, la versione moderna e democratica dell'islam contro l’interpretazione reazionaria ed integralista di questa religione. Per lei, la più gran distinzione tra queste due visioni diametralmente opposte, è la situazione in cui versano le donne.
L'elezione di Maryam Radjavi dà alla società oppressa d’Iran, specialmente alle donne, una nuova speranza in un futuro migliore. La sua elezione ha un impatto molto così profondo e dinamico sugli iraniani che vivono all'estero. Numerose delegazioni della diaspora di quattro milioni d’iraniani, fra gli strati più istruiti della società, vengono a trovarla a Parigi.
Maryam Radjavi mira anche all'eredità ricca, ma minacciata, dell'arte e della cultura in Iran. Numerosi cantanti, intellettuali, artisti, pittori, scultori, poeti ed autori famosi pubblicano il loro sostegno al suo programma per un Iran libero e laico. In Maryam Radjavi, i mullah scoprono un'antitesi in tutti i sensi del termine: una donna che rappresenta tutto ciò che disprezzano. È per questo che gli iraniani di tutta la gamma politica gli portano il loro sostegno e che diventa un vero simbolo dell'unità nazionale contro la tirannia religiosa in Iran.
La carta della libertà
In un discorso, dinanzi a 15.000 iraniani, a Dortmund il 16 giugno 1995: la signora Radjavi presenta una "carta delle libertà fondamentali" in 16 punti per l'Iran dopo la caduta dei mullah. Nel suo discorso, la signora Radjavi dichiara che l'amore per la libertà è la forza motrice del movimento della resistenza. Senza di ciò, dice lei, "non saremmo potuti restare fermi contro la dittatura vigente.”. La nostra nazione ha pagato il prezzo della libertà con 120.000 caduti.”. Maryam Radjavi presenta anche il principale programma della resistenza per l'Iran di domani, che rileva l'impegno della resistenza nella libertà d'espressione, d'opinione, della stampa, di parti e d’associazioni politiche, come pure nelle elezioni libere. Rileva che le elezioni saranno l'unica base della legittimità di un governo.
L'integralismo islamico ispirato da Teheran costituisce la più gran minaccia alla pace ed alla stabilità del mondo. Maryam Radjavi pensa che non si possa combattere l'integralismo con una cultura anti-islamica. Il solo modo di fargli faccia, sono con un'interpretazione moderna e democratica dell'islam. Nella promozione di questa visione dell'islam, la resistenza iraniana presenta un viso tollerante e contemporaneo dell'islam e respinge le avventure dei mullah sotto il vestito della religione.
"che non ci sia nessun dubbio", dice -lei, "i commercianti di religione che dirigono l'Iran in nome dell'islam, ma spargono il sangue, reprimono il popolo e raccomandano l'esportazione dell'integralismo e del terrorismo, sono i nemici peggiori dell'islam e dei musulmani. Verrà il giorno in cui saranno forzati di abbandonare il nome dell'islam.”
Maryam Radjavi vista dagli altri
Una maggioranza della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, luglio 1992:
"Il Consiglio ha democraticamente eletto una dirigente capace, una musulmana, una donna, come risposta all'integralismo islamico.”
425 parlamentari britannici, giugno 1995:
"Il sostegno alla CNRI ed al suo presidente della repubblica eletta, che riflette le aspirazioni di una vasta gamma del popolo iraniano, accelera l'instaurazione della democrazia in Iran e contribuirà al restauro della stabilità nella regione.”
Gary Ackerman, membro della camera dei rappresentanti americana, 28 luglio 1997:
"Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ed il suo presidente della repubblica eletta, la signora Maryam Radjavi, ha girato una nuova pagina della storia dell'Iran.”. È dunque necessario che questo Consiglio e la presidenza della signora Radjavi riceve un sostegno internazionale.”.
Georgie Anne Geyer, autore e giornalista americano, Washington Times del 26 agosto 1994:
"Nella mia carriera di trenta anni di corrispondente all'estero, ho intervistato molti dirigenti" insoliti "- ma penso che abbia finalmente trovato più la stupefazione straordinaria.”. Si chiama Maryam Radjavi. È stata eletta il presidente "futuro dell'Iran" dalla resistenza iraniana ascendente, e considera pazzi i mullah iraniani che odiano le donne!
"Così eloquente com’è potuto esserlo sulla libertà degli iraniani - e particolarmente la libertà delle donne - è rapidamente diventato chiaramente che questa donna colta di 41 anni è una personalità da seguire...”. È così Maryam Radjavi che è rapidamente diventato la fonte di speranza nella quale gli iraniani liberali e moderni che soffrono così a lungo, possono trovare qualsiasi tipo di speranze... È diventata il simbolo di qualcosa di nuovo - la donna islamica modesta ma attiva.
Lord Eric Avebury, 21 giugno 1996:
"La sua presenza qui (a Londra) è stata notata da The Independent e Times, che lo aveva in precedenza scelta fra le cento donne più potenti della terra...”. Ma tutti quelli che hanno incontrato la signora Radjavi e l’hanno ascoltata non possono dubitare che abbia raggiunto il vertice a causa delle sue qualità di dirigente ed il suo impegno alla causa della democrazia e dei diritti dell'uomo.”.
William Nygaard, editore norvegese, 31 ottobre 1995:
"È carismatico e possiede opinioni molto interessanti su come l'islam come religione può essere democratico nella società, che non esiste una contraddizione tra l'islam e la democrazia ed i valori umani.
Fawzia Mehran autore Egiziana di reputazione, 26 giugno 1996:
"Il suo messaggio è quello del futuro e la sua rivoluzione conoscerà la vittoria.”. Lo zénith dei nostri sogni si comprende in Maryam Radjavi. Credo che con il suo aiuto raggiungiamo presto la vittoria. Questa rivoluzione trionferà presto e cambierà il corso della storia.”.
Nin Karin Monsen, filosofo ed autore norvegese, 12 luglio 1996:
"La compassione impressionante di Maryam ed il suo carattere storico rivelano una donna completamente diversa dalle donne famose della nostra storia.”. Nella sua visione politica per il futuro dell'Iran, può realizzare cose alle quali le norvegesi possono soltanto sognare. Il suo carattere ed il suo appello alla libertà indicano un islam basato sull'amore dell'umanità e situato ad anni luci dall'interpretazione terroristica dei mullah. Si può comparare Maryam Radjavi a capi come Abraham Lincoln, Mahatma Gandhi e Nelson Mandela. È anche una gran riformatrice religiosa, che fa con l'islam ciò che Martin Luther King ha fatto con il cattolicesimo. Maryam Radjavi può cambiare la storia.”




COMUNICATO UFFICIO NUOVI DIRITTI CGIL


Il Settore Nuovi Diritti della CGIL Nazionale e la Fondazione Critica
Liberale
hanno organizzato una Conversazione sulla Laicità sul tema:
"Stati Uniti: Identità, fondamentalismi e lotte per i diritti".
L'incontro si terrà Giovedì 24 Febbraio, alle ore 15,30, a Roma
presso la Sala Santi della CGIL Nazionale, in Corso d'Italia 25.
Vi sarà una introduzione di Fabrizio Tonello e Simone Polillo, seguirà una
ampia discussione.
Saremmo lieti della vostra partecipazione e del vostro contributo.

Maria Gigliola Toniollo
_________________________
Per ulteriori informazioni potete contattare
Mario Di Carlo
dicarlo_mario@yahoo.it < mailto:dicarlo_mario@yahoo.it
3391950147

oppure

il Settore Nuovi Diritti
nuovidiritti@mail.cgil.it < mailto:nuovidiritti@mail.cgil.it



*********************
Dr. Maria Gigliola Toniollo
CGIL Nazionale - Settore Nuovi Diritti
C.so d'Italia, 25 - 00198 Roma
tel. +39 06 84 76 390 - fax +39 06 84 76 337
e-mail: nuovidiritti@mail.cgil.it
www.cgil.it/org.diritti


COMUNICATO STAMPA


DIRITTI GLBT: I COMUNISTI ITALIANI, UN ESEMPIO PER TUTTI


Il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, presente alla conferenza
stampa del PDCI tenutasi oggi a Montecitorio, rimane colpito positivamente
dalla chiarezza delle dichiarazioni espresse dal Segretario Oliviero
Diliberto su orientamento sessuale e identità di genere.
Una presa di posizione profonda perchè chiara e sostenuta a gran voce. Una
posizione estremamente avanzata e moderna sulle pari dignità e pari
opportunità delle persone glbtq.
I Comunisti Italiani diventano ancor più cristallini quando sia Diliberto
che l' onorevole Katia Bellillo hanno il coraggio di chiarire che "pur
esistendo differenti posizioni all'interno della coalizione di Centro
Sinistra, bisognerà trovare una convergenza e una mediazione... il punto
sarà quello di trovare una sintesi...".
Come associazione di sinistra condividiamo al 100% una dichiarazione come
quella della Bellillo, che trova auspicabile la linea politica di Zapatero
in temi di laicità dello stato, di rifiuto della guerra e di difesa dei
diritti.
Sempre dall'onorevole Bellillo è stata riconfermata la piena adesione e
partecipazione alla manifestazione nazionale, che si terrà a Verona in data
26 febbraio, indetta dal forum GLBTQ di cui il Mario Mieli fa parte, sul
pieno diritto di cittadinanza.
Il Mario Mieli sempre attento, attivo e vigile, apprezza con soddisfazione
le posizioni dei Comunisti Italiani , sempre vicini alle nostre battaglie e
presenti ai Gay Pride.

Il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli


Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli
Via Efeso 2/a - 00146 Roma
Tel. +39065413985 - Fax +39065413971
www.mariomieli.org
www.muccassassina.com
info@mariomieli.org




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20 gennaio 2005


COMUNICATO: CENTRO STUDI TEOLOGICI DI MILANO

 

 

 

I premi dei teologi agli amici dei gay

Mercoledì 19 Gennaio 2005

Il Centro Studi Teologici di Milano conferisce il Premio San Sebastiano
2005 a Don Fabrizio Longhi, a Pasquale Quaranta e alla mamma Adelaide «per aver difeso la dignità delle persone omosessuali».

MILANO – I Teologi laici del Centro Studi Teologici – Centro Ecumenico di Milano conferiscono quest'anno, nel giorno liturgico del 20 Gennaio, in cui la Chiesa ricorda lo stesso martire cristiano, il Premio San
Sebastiano 2005 a Don Fabrizio Longhi, Parroco di Rignano Garganico, e a
Pasquale Quaranta e alla mamma Adelaide «per aver difeso la dignità delle
persone omosessuali con la loro testimonianza di vita e con l'omelia della
notte di Natale 2003 nella Chiesa pugliese».
«A Don Fabrizio che ha pagato con la destituzione dall'incarico di Parroco
della Comunità questa scelta e al giovane giornalista e la sua mamma che
hanno testimoniato l'amore stesso di Dio per i suoi figli gay, nonostante
la durezza della Chiesa cattolica gerarchica, l'ostracismo, la
discriminazione e l'esclusione preconcetta, i Teologi di Milano vogliono
assegnare la benemerenza particolare con la pergamena dorata e la
statuetta del Santo Protettore dei gay, da sempre venerato, per
tradizione, dagli omosessuali in tutto il mondo».
Dossier a cura dell'Arcigay di Milano al link
http://www.arcigaymilano.org/crono/sezione.asp?sez=Religione&sotto=Cattolica&IDEvento=377
Nel 2002 il Premio
è stato consegnato a Don Andrea Gallo e a mons. Jacques Gaillot. Il primo, della comunità di San Benedetto al Porto, di Genova, ebbe il coraggio di battezzare un giovane gay, Pablo Lapi, del quale nessuno voleva occuparsi nella parrocchia di Desio.

Mons. Jacques Gaillot,vescovo emerito di Evreux, attuale vescovo di Partenia (una diocesi fittizia) subì invece l'umiliazione delle gerarchie vaticane per aver partecipato alle manifestazioni del Pride nel 2000. Egli contestò l'integralismo e l'omofobia della Chiesa. Disse: "La chiesa non ha mai chiesto perdono ai gay neppure durante l'ultima persecuzione del nazismo.
Questo è un atto di grave ingiustizia e omissione".
Nel 2003 il Premio è stato consegnato a don Franco Barbero con la seguente motivazione: "don Barbero ha accolto presso la sua Comunità di Pinerolo varie coppie gay, si è speso per la loro piena integrazione sociale ed ecclesiale. Da anni gira le città italiane invitato dalle comunità
omosessuali e da vari Enti pubblici a portare una parola diversa e nuova
sull'accoglienza dei gay. Ha benedetto le 'unioni omosessuali' di molti
fratelli e sorelle, perché il sacramento del matrimonio 'è sacramento in
cui la prima condizione è l'amore, che certamente anche i gay sanno
esprimere bene, poichè Dio li ha dotati di capacità di amare e donare'. In
don Barbero la Comunità gay cristiana, ma anche quella laicale, vede un
punto di riferimento importante: per queste stesse scelte profetiche e
anticipatrici ha ricevuto la sanzione canonica, promossa dal Vescovo di
Pinerolo mons. De Bernardi e comminatagli dall'attuale Pontefice, della
'riduzione allo stato laicale'".

 

 

Fonti: Arci Gay Milano, Centro Studi Teologici Milano e Gay.it

 

 

 
COMUNICATO STAMPA

Bologna, 19 gennaio 2005

 

AIDS: Sì al preservativo dalla Chiesa di Spagna

ARCIGAY: “SPAGNA E ITALIA SEMPRE PIU’ LONTANE: DA NOI PRESERVATIVI CENSURATI ANCHE DALLA PUBBLICITA’ ANTI-AIDS DEL GOVERNO”

 

 

In Spagna è la stessa Chiesa cattolica ad aprire al preservativo, in Italia persino la pubblicità governativa per la prevenzione dell’Aids li censura e si limita a mostrare due ragazzi col cappuccio. In Spagna anche i vescovi hanno più buon senso dei nostri ministri”, è il commento del presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, alla decisione della Conferenza episcopale spagnola di consentire l’utilizzo del preservativo nella prevenzione dell’Aids.

 

Non solo l’attuale governo italiano ha soppresso, per la prima volta da quando è scoppiata l’emergenza Aids nel paese, le campagne di prevenzione mirate a target specifici, come la popolazione omosessuale – rincara la dose Lo Giudice -, ma ha anche cancellato ogni esplicito riferimento al preservativo nella campagna generale. Durante gli ultimi anni si sta purtroppo assistendo ad un’impennata dei casi di Aids dovuti a rapporti sessuali. Noi riteniamo corresponsabile di questo flagello il silenzio delle istituzioni. La diffusione della malattia passa soprattutto attraverso i rapporti eterosessuali, ma anche per gli omosessuali la situazione rimane critica e preoccupate”.

 

Il governo italiano è inoltre inadempiente – ricorda Paolo Ferigo, responsabile salute di Arcigay – nel versamento della quota annuale 2004 di 100 milioni di euro a sostegno del fondo internazionale per la lotta all’Aids”.

 

Auspichiamo – prosegue Lo Giudice – che la responsabilità manifestata dai vescovi spagnoli possa portare consiglio anche al governo Berlusconi e al ministro Sirchia”.

 

 

Ufficio stampa Arcigay: Luigi Valeri, cell. +39.335.310655, tel. +39.051.649305

 




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19 gennaio 2005


Puglia:Niky Vendola vince alle Regionali


Oggi 17 Gennaio ’05, non si poteva non spendere due parole riguardo la vittoria di Niky Vendola (sinistra radicale), su Francesco Boccia (DS e Margherita), per il 51,8%.
Inutile omettere la gioia di Bertinotti e di Fassino e l’amarezza dimostrata del presidente del consiglio Berlusconi.
Sarà proprio Vendola, quindi, ad affrontare per la Puglia, l’opposizione rappresentata da Fitto.
Tra le interviste proposte ai votanti pugliesi, si sono riscontrate risposte positive e negative, in alcuni casi alquanto offensive.
Questa vittoria in una terra del meridione italiano, rispecchia una profonda voglia di rinnovamento e di crescita.
Come ben si sa, il sud Italia combatte ogni giorno contro gravi deficit che spaziano in settori quali la produzione, il turismo, la cultura, il mercato del lavoro e tanti altri.
Senza dubbio anche la voglia di non essere gli antagonisti di un settentrione avanzato, ha lasciato che la scelta premiasse i radicali.
Come si evince dalle percentuali la vittoria non è stata schiacciante ma ha superato di poco il pari merito.
In quel 48,2% dei votanti contrari, vi erano oltre che a precise ideologie politiche non affini a quelle dei radicali, anche forme di discriminazioni e di commenti infelici riguardo la personalità di Ventola. Evidentemente una figura un po’ anticonformista e senza l’aspetto di borghese perbenista spaventa le aspettative di chi aspira sempre ad una poltrona rivestita di giacca e cravatta.
Resta comunque il fatto che le discriminazioni non hanno vinto e che per una volta non hanno vinto neanche false apparenze ma soltanto un’ideologia, un pensiero, nel quale credere e sul quale appoggiarsi per sperare in qualcosa di diverso.

Anita Petruzzi
Gaya-CSF




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15 gennaio 2005


IL CUORE DI GAYA.

 

Anche le festività natalizie del 2004 - 2005 volgono al termine. Ora ci rimane solo d'aspettare la Befana che deciderà se siamo stati buoni o cattivi. Certo che è davvero difficile stare da una delle parti. Anche noi, come molti altri, abbiamo fatto bagordi di ogni genere, dal cibo, al sesso, allo spumante; siamo stati a ballare, qualcuno ha pure fumato qualche canna, qualcun altro si è limitato ad un pacchetto di camel light di troppo, ecc.... ecc.....

Di una cosa siamo sicuri: nessuno di noi ha dimenticato (perchè non si può), la tragedia accaduta in Asia del Sud. Molti sono ancora i dubbi, molti si chiedono se poteva salvarsi qualche vita umana in più. Forse si e forse no! Ma tutti noi del gruppo Gaya e della piccola comunità GLBT aquilana abbiamo più volte ricordato l'immane tragedia, più volte ci siamo guardati in faccia in questi giorni con gli occhi pieni di sgomento. Più volte mentre brindavamo con i calici colmi di schiumoso e dolce spumante, ci siamo detti cosa possiamo fare perchè certe tragedie non si ripetano. Ma la risposta è rimbombata in un silenzio e le nostre labbra hanno taciuto, ma non le nostre coscienze, quelle no, le coscienze delle persone bussano sempre forte nel cuore e martellano la ragione. Forse se certi villaggi fossero stati meno poveri, qualche bambino in meno sarebbe morto, ci sarebbe una madre ancora viva, ancora le braccia forti e affidabili di un padre. Ma per molti asiatici così non è stato. Abbiamo lanciato uno sguardo col cuore anche nei confronti di chi, con tutto il freddo boia che sta facendo, dorme per strada e mangia quel che capita. Abbiamo terminato le discussioni e le riflessioni, alla mezzanotte del primo gennaio. Ci siamo fatti tutti una promessa: per l'anno prossimo saremo ancora insieme, ma sicuramente faremo qualcosa di concreto per chi non potrà festeggiare al caldo della propria casa, perchè non l'ha più, faremo qualcosa per donare del cibo caldo alle persone che a mala pena riescono a sopravvivere, faremo qualcosa per le festività natalizie, iniziando a costruirlo giorno per giorno in questo 2005 appena arrivato e che come ogni anno passato, è entrato prepotente nelle speranze di ognuno di noi. Abbiamo mandato soldi e inviato messaggi per la ricostruzione, ora, dobbiamo costruire tutti insieme un piccolo pezzo di mondo più giusto e unire di volta in volta i nostri pezzi. Vi abbracciamo a tutti con il grande cuore di Gaya, che non ha voglia di dimenticare niente e nessuno.

Ciao a tutti e Buon 2005 di lavoro, passione, solidarietà, amore e perdono.

Il gruppo Gaya, la piccola comunità GLBT aquilana e Carla Liberatore




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8 gennaio 2005


Ben riletti a tutti voi.
Iniziamo l'anno nuovo con il comunicato stampa di un favoloso evento che si terrà a L'Aquila nel giorno di Mercoledi 12.01.2005.
Per ulteriori info potete fare riferimento all'indirizzo di mittente di questa email, oppure al numero telefonico: 347 3017980.
Buena Vida.
Il gruppo Gaya e Carla Liberatore


PRINCIPESSE AZZURRE:
INCONTRO SULLA LIBERA ESPRESSIONE DELLE DONNE.

Il gruppo Gaya – Cronisti senza Frontiere, in collaborazione con il Laboratorio Politico, annunciano:

Delia Vaccarello - Presenta: PRINCIPESSE AZZURRE N° 2
Interverranno alla presentazione: la giornalista e scrittrice Barbara Alberti e Giulia Balzano.

Gli appuntamenti saranno i seguenti:

Mercoledì 12/01/2005 ore 11.30 presso l’Aula “F” de l’Università – Palazzo Carli – L’Aquila

Mercoledì 12/01/2005 ORE 14.30 presso il Palazzetto dei Nobili, in Piazza Palazzo – L’Aquila.

La manifestazione è aperta a tutti ed è completamente gratuita.


Il Laboratorio Politico e Gaya – Cronisti senza Frontiere, ringraziano tutti coloro che interverranno.




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28 dicembre 2004


INTERVISTA A MAURIZIO BAIATA
GIORNALISTA DELL´IMPOSSIBILE, ESPERTO UFOLOGO E RICERCATORE SUL TEMA
DEGLI EVENTI CATASTROFICI E SU FATTI INSPIEGABILI, RISPONDE AD ALCUNE
DOMANDE IN MERITO AL CATACLISMA VERIFICATOSI IN ASIA MERIDIONALE E
ALLE EVENTUALI RIPERCUSSIONI CHE POTREBBE AVERE.


Maurizio, in questi ultimi giorni siamo venuti a conoscenza del cataclisma che si è verificato in Asia Meridionale. Che relazione c’è fra questo evento e il terribile terremoto avvenuto in Giappone in Ottobre scorso?
- Da un punto di vista geologico non saprei proprio, non sono un esperto. Semmai, farei un distinguo fra fenomeni di chiara matrice naturale, ed altri, come i giganteschi black out degli ultimi tempi, ovviamente non provocati da cause naturali. Una correlazione diretta fra fenomeni UFO e terremoti esiste, è stata studiata, ovvero il manifestarsi di oggetti volanti non identificati, prima dello scatenarsi degli eventi, è una costante nel nostro tipo di studi

Abbiamo tutti l’impressione che questi eventi siano in aumento e che siano sempre più di maggiore violenza. Tu come studioso di fenomeni di questo tipo, cosa puoi dirci?
- Sino a qualche tempo fa avrei detto: è un altro ultimatum agli
uomini, che il nostro pianeta ci rivolge. Oggi non la vedo così. Non è la Terra, nostra Madre, nostra vera Signora, che si ribella allo
scempio che l'uomo fa di lei. E' qualcosa di esterno, la cui "portata"
è immensamente più grande di qualsiasi fenomeno interno terrestre, talmente grande da ingenerare uno spostamento dell'asse magnetico terrestre, come peraltro già preannunciato da scritture antiche e moderne ricerche di frontiera. Tutto, ovviamente, messo a tacere dal potere vigente. Una riprova? Il fenomeno dei Crop Circles. Più chiaro di così!

Pensi che possa esserci una relazione con l’ipotesi già da tempo avanzata da alcuni studiosi sull’inversione dei poli?
- Le forze elettromagnetiche sono il fondamento della nostra vita sulla Terra e nel cosmo. Ipotizzo, come fecero i Sumeri migliaia di anni fa, prima dell'avvento della cosiddetta civiltà, che nel nostro sistema solare, non certo solo sulla Terra, stia
avvenendo qualcosa di grande e terribile. Del sistema solare, a mio avviso, non sappiamo alcunché, prova ne sia che su Marte, al di là del cover-up sistematico della NASA, brancoliamo nel buio e dove un'altra civiltà, di molto antecedente alla nostra deve essere esistita e forse scomparsa per ragioni "parallele" alle nostra. Se un corpo celeste - come il pianeta Nibiru - sta effettivamente entrando in orbita (secondo un ciclo di 3.600 anni) le conseguenze saranno
devastanti, lo hanno detto i Sumeri 3.500 anni prima di Cristo e lo si avverte sin da ora. Ecco, secondo me, la possibile ragione tecnica del cataclisma in Asia.

Se questa teoria venisse accreditata quali sarebbero le conseguenze imminenti o a lungo termine?
- Cinque anni di fame, sudore, pianto e stridore di denti, ovunque nel mondo. Anche perché il tutto si continuerebbe a vivere senza uno straccio di previsione, di informazione, da parte delle cosiddette Autorità, che sanno benissimo cosa ci aspetta.

Quali sarebbero le zone maggiormente a rischio?
- Il Mediterraneo, gli Stati Uniti del Sud e il Mar dei Caraibi, il
Giappone. Di nuovo l'India. L'Africa del Sud. Il Messico tutto questo
l'ha già visto e vissuto.

Maurizio, tu accennavi ad una fase ben precisa addirittura ben delineata e ristretta ad un arco temporale di quattro anni: 2004 - 2008. Cosa succederà in questa fase?
- L'ho detto prima. L'umanità dovrà confrontarsi con il proprio destino e nessuno, dall'esterno interverrà a fermare la mano dell'uomo, influenzandone le decisioni, che verranno ancora prese stoltamente, ma salvaguardando bene l'incolumità e l'arricchimento di pochi potenti e dei poteri occulti.

Prevedi una ciclicità ben precisa di eventi simili?
- No, dovrebbe trattarsi di un "continuum" in costante crescendo.
L'inizio è stato l'11 Settembre. Secondo il calendario Maya e le
profezie, antiche e moderne, il punto di trasformazionale finale è
previsto per l'anno 2012. Noi stiamo solo entrando nella fase centrale.

A seguito di questo disastro, potrà verificarsi un incremento
significativo dell’attività vulcanica in tutto il mondo?
- Sembra tutto collegato. Il nostro Paese è a rischio altissimo.

Sono forse dei segni che qualcosa sta succedendo o sta per succedere?
- Non sono segni "divini". Se volessimo dare fede alle parole del Santo Padre, ebbene se la mano della "Vergine Maria" (la Madre Terra, oltre che Celeste di tutte le tradizioni antiche) non si leverà a protezione del pianeta, il nostro destino sarà segnato dal continuo dolore, per alcuni anni, sino a quella che, religiosamente, dogmaticamente, i cattolici credono Purificazione. Nello Zen e nel Buddhismo, il concetto di purificazione non è assimilabile a punizione. E', invece, uno spartiacque: da una parte coloro i quali vorranno continuare a vivere nella cecità dell'ignoranza. Dall'altra, coloro i quali hanno già aperto gli occhi alla verità di noi, esseri umani, enzimi del corpo terrestre, il cui unico scopo deve essere, da ora in poi, l'autodifesa, per noi e i nostri figli, e le persone a noi care.

Le fasi emerse dai vostri studi ci danno delle indicazioni ben
precise. C’è qualcosa che l’uomo può fare per prevenire, evitare o ripararsi da simili catastrofi, per esempio
attraverso un attento
intervento demografico?
- Secondo me non può fare nulla, visto che trattasi di applicazioni
"scientifiche" prive di qualsiasi fondamento. Perché non fate un salto in Africa, ad esempio in Togo dove mi è capitato di andare due volte, e non vi fate un'idea di quanto siano schifosi i traffici di carne umana portati avanti dai "bianchi"?

Te la senti di esporci un quadro approfondito di tutta
una situazione mondiale partendo dal cataclisma dell´Asia Meridionale o da altri eventi significativi?
- Senza ricorrere a fantasie cospirazioniste, chi trarrà vantaggio da
tutto questo? Si profila una corsa allo spazio, fra USA, Russia e Cina. Una corsa fatta sulla base del dislocamento di ordigni nucleari su piattaforme spaziali o altri avamposti, come la Luna e, forse Marte. Non credo gli riuscirà. La base, quella della paura del "nemico esterno", oggi è solidamente posta al primo posto delle strategie belliche delle grandi potenze. Man mano che gli eventi si
verificheranno, apparentemente per mano umana, o per cause "naturali", la paura crescerà e tutti dovranno ancora una volta rivolgersi ai poteri forti, i garanti dello status quo. E il loro potere aumenterà a dismisura, sino ad entrare in conflitto, di cui la guerra infinita di Bush è solo il proscenio. Lo scenario più agghiacciante prevede un epicentro di questo incontrollabile gioco di forza nel Mediterraneo.
Lo scenario dipintomi da Enzo Braschi, ieri, è invece più promettente, e termina con questa frase: "d'altronde è meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine".
Mi dispiace non poter dire di meglio, ma io non sono uno dei burattini che affollano i salotti televisivi piangendosi addosso.
Il consiglio? L'ho ricevuto sei, sette anni fa da un "esperto": organizzarsi in piccole comunità autonome, capaci di rintracciare luoghi abitabili ad oltre 700, 800 metri di altezza e prepararsi ad un lungo inverno.

Per saperne di più, visitate il sito www.dnamagazine.it e, sottoscrivendo l'abbonamento alla rivista DNA Magazine, la visuale che vi apparirà sarà amplificata da notizie, opinioni e studi che non trovano spazio nel mondo dell'informazione di Stato.
Grazie a voi per l’attenzione.

Maurizio Baiata

Un ringraziamento particolare dal gruppo Gaya – Cronisti senza Frontiere, dalle redazioni e dai lettori.

Marco Valeri
e
Carla Liberatore
Gaya - CSF







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18 dicembre 2004


 

IL GRUPPO GAYA – CRONISTI SENZA FRONTIERE, PRESENTA:

LUNEDI 20/12/2004 ALLE ORE 12.00, PRESSO LA SALA DI PALAZZETTO DEI NOBILI A L’AQUILA, IL ROMANZO “FRA L’ODIO E L’AMORE” DI CARLA LIBERATORE.

E’ IL PRIMO ROMANZO CHE SIA MAI STATO SCRITTO E REDATTO NELLA CITTA’ DI L’AQUILA, CHE NARRA DI AMORI LESBICI.

APPARTENENTE AL FILONE DELLA LETTERATURA REALISTICA CONTEMPORANEA.

L’INGRESSO E’ GRATUITO ED APERTO A TUTTI.

IL GRUPPO GAYA DI L’AQUILA, RINGRAZIA ANTICIPATAMENTE TUTTI COLORO CHE INTERVERRANNO.

 

 

 




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11 dicembre 2004

ERRATA CORRIGE

Hahahhahahahahhahahahaha............................................................

Scusate ma ci stiamo ancora sganasciando dalle risate !!!!

Abbiamo fatto un errore di trascrizione : "I servizi da (Longo) Beach)................ Hahahahahahahahaahhaahhahahahaahahahahah............................

Per questa cosa rideremo fino a Natale del prossimo anno.

Naturalmente chiediamo scusa a Marilena Sciamanna e a tutti i lettori. Ad ogni modo i servizi di Marilena, provengono da Long Beach.

Scusa Marilena e scusateci tutti voi.

Ciao a presto. Mandiamo un Bacio a Mario Cirrito.

Ciao




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11 dicembre 2004

I SERVIZI DA LONGO BEACH: A CURA DI MARILENA SCIAMANNA

INTERVISTA A JENNIFER CORDAY

 

 

Jennifer Corday è la “nostra” cantante pop-rock. La “kd lang” di Long Beach. Negli ultimi sei anni, Jennifer e la sua band (composta da 4 persone) ha prodotto 6 albums, incluso alcuni singles, e diventata “cantante di famiglia” anche con la città di San Diego. Ha vinto il premio musicale di Los Angeles (Music Awards), per il video dell’anno. Ed è stata anche nominata “Artista dell’anno”. Nel dicembre 2001, lei e la sua band, sono stati in concerto in Bosnia e Kosovo. Oltre ai testi, da lei scritti ed interpretati, Corday ha una lista infinita di “covers” che vanno da Gloria Gaynor (fantastica “I will survive”, riarrangiata musicalmente e con parole sue) a Dolores dei Cranberries, da Joni Mitchell e Janis Joplin a Alanis Morisette, da Tracy Chapman ai Led Zeppelin. Ecc.

Jennifer è stato uno dei miei primi approcci in questa città. Quando la mia conoscenza di Long Beach era solo “in fasce”. Era una sera di cinque anni fa. Io me ne stavo tranquilla e sola all’Executive Suite (discoteca locale per sole donne) e Jennifer è spuntata nel buio, interrompendo le note del dj e cominciando a cantare.

Da quella sera siamo amiche. E da amiche, Jennifer mi ha concesso la seguente intervista che vorrei condividere con i miei amici “oltreoceano” di Gaya.

 

 

Ciao, prima di tutto... descriviti con poche parole. Chi sei?

Ciao, sono Jennifer Corday. Semplicemente conosciuta con il mio cognome, Corday. Ho sempre scelto l’opzione di un solo nome, come Madonna, Cher e Prince, molto più sexy e più diretto! Mi sono esibita praticamente per tutta la vita, ma ho scelto questo lavoro seriamente solo otto anni fa. Ho vinto numerosi premi e inciso tre albums che hanno acceso l’interesse della critica. Sto ora lavorando al mio prossimo cd.

 

Tu canti per la comunità di Long Beach da parecchio tempo ormai. Quanti anni?

Ho presentato il mio primo album nel 1997, chiamato “Naked” ma le cose si sono fatte più serie solo con il successivo album “Welcome To My Past”, uscito nel ’99. Ho anche inciso un maxi-single chiamato “Spiderwebs” e “Inhale”, entrambi includono alcuni remix elettronici che sono stati al centro dell’attenzione per diverso tempo nelle discoteche. Dopodichè ho inciso “Driven” e poi “Kick Ash” lo scorso anno, che principalmente ho venduto nelle scuole e per le agenzie che si occupano di campagne “anti-tabacco”. Anche se sono nata e cresciuta a Long Beach, sono stata nella contea di Orange per diverso tempo e poi tornata a vivere a Long Beach, dopo essermi lasciata, dopo un lungo periodo, con la mia donna, la quale era anche la mia manager. E’ stato duro continuare da sola ma ho imparato a farlo!!

 

Come vedi, dopo tutti questi anni, la differenza di chi ti ascolta?

I miei fans sono stati con me ed io lo apprezzo. E continuano a venire alle mie apparizioni ma c’è anche un nuovo ascolto di persone più giovani. Ho anche una grande sequenza di fans che vengono dalle scuole superiori proprio perche’ parecchie volte mi esibisco all’interno delle scuole.

 

 

Quando vado ad un gay pride, noto sempre, in prima posizione e durante la sfilata,  lesbiche e omosessuali  di una certa età, diciamo gente non più giovane. Gente che ha comunque fatto alcuni cambiamenti in questa comunità. Tu pensi che la nuova generazione possa essere altrettanto aggressiva, in termini di cambiamenti, come la precedente?

Io penso che la nuova generazione sarà lo stesso aggressivo man mano che crescerà. Ci vuole esperienza ed educazione per avere il potere di fare cambiamenti a livello sociale. Al momento la nuova generazione è molto più avanti e favorita in termini di “accettazione”. Noto, soprattutto nei campus delle scuole superiori, discoteche gay e gente che ha più facilità a fare “l’out”. Ma ci sono ovviamente ancora tante frustrazioni, come ad esempio, quest’ultima elezione politica. Ed io spero fermamente che la nuova generazione ci porterà verso una più tollerante e amorevole America!

 

Essendo tu stessa lesbica, cosa ti auguri nel tuo futuro e nel futuro della nostra comunità?

Sono soddisfatta e lieta di vivere in uno stato blu! Spero di vedere sempre più spesso e soprattutto ovunque più accettazione nel mondo e molto meno “bigotti” che giudicano di meno e sono odiosi! Spero che il matrimonio tra coppie dello stesso sesso diventi finalmente legale e che un giorno posso finalmente stringere la mano della mia donna ovunque senza dover sopportare sguardi pesanti. Posso dire d’essere felice perchè abito a Long Beach, che è una città molto amichevole in termini di omosessualità. E le persone gay qui non devono sopportare molta discriminazione.

 

Corday, poche parole sul discorso “matrimonio”

So, nel mio cuore, che dovremo avere diritti uguali. Personalmente, al momento, non sono pronta al matrimonio, ma vorrei avere l’opzione ed il diritto per farlo.

 

Poche parole sui diritti LGBT

Dovremmo avere gli stessi diritti delle persone eterosessuali. Penso che la Human Rights Campaign (Associazione sui diritti umani. ndr) sia una grande associazione e molte altre si stanno battendo dalla nostra parte. Come artista, so che posso fare la mia parte per contribuire a questo e come persona ho comunque il diritto al voto!

 

A proposito di voto, cosa pensi di questa nuova elezione politica?

Che delusione! Dopo tutto ciò che è accaduto e dopo la proiezione del film 911 non posso credere che Bush sia stato rieletto! Sono realmente disgustata e ovviamente non entusiasta per i prossimi 4 anni! Anche se voglio continuare a sperare, quando ho notato che l’intera costa est e west ha votato per i democratici e che parecchie persone di una certa età si sono trasferite in California.

 

Ti esibiresti per il presidente Bush? J

Si, perchè no? Ma appenderei sul palco una grossa bandiera con i colori dell’arcobaleno e canterei la mia canzone “Barbie Doll” che parla appunto del fatto che nessuno ha il diritto di dirmi come vivere la mia vita! Chiuderei il concerto sicuramente con “I will survive” dimostrandogli che noi sopravviveremo anche se lui è stato rieletto!

 

 

E per quanto riguarda il Papa? Cosa gli diresti?

Sono sicura che il Papa è una brava persona che vuole il bene ma la chiesa cattolica deve davvero muoversi verso un futuro diverso, rivalutando parecchi suoi punti di vista, sulle donne, sull’aborto, sul matrimonio tra omosessuali, sulle convivenze, ecc. ecc.

 

Cosa pensi della guerra?

Che casino! Sono totalmente contro la guerra ma posso dire che voglio sostenere i nostri soldati che sono lì, tanti giovani che sono lontani dagli amici e dalle loro famiglie per così tanto tempo. Vittime anche loro. Ho cantato per le truppe in Bosnia e Kosovo e mi hanno offerto di cantare per le truppe in Irak. Penso che lo rifarei.

 

Vorrei leggere 3 cose, o tre progetti che possono cambiare il mondo...

La Musica con un messaggio.

Venus Envy

Il mio prossimo album J

 

Tre persone che tu ammiri

Mia madre, mio padre, Madonna

 

Tre persone che non sopporti

Bush (the president, not the pussy!) = (il presidente non il “cespuglio femminile”!)

Il cantante Eminem (anche se ultimamente si sta ridimensionando)

 

Tre  cantanti che tu ammiri e che prendi come esempio

Ani Di Franco che è rimasta con la sua personale casa discografica, la Righteous Babe Records e Melissa Etheridge che ha iniziato la sua carriera a Long Beach ed è stata scoperta proprio qui, cantando al Que Sera e all’Executive Suite, gli stessi locali dove mi esibisco ora io. E Corday!

 

Tre parole per la tua prossima canzone

Caledoiscopio, colori e strati della profondità

 

Tu ti esibisci in concerti a favore della ricerca sul cancro

Mia madre è una delle persone sopravvissute al cancro al seno ed io voglio cambiare alcune cose, così è nato il mio progetto “Venus Envy”. E’ un’organizzazione di donne per donne che suonano musica per divertirsi e collaborare insieme. Ogni anno organizziamo concerti e uscite di cd. Tutti i guadagni vanno al centro della Long Beach Memoria Beat Lance. I cd sono fantastici! C’e’ osi tanto talento fuori da scoprire! Donne interessate o fans possono trovare informazioni su www.venusenvymusic.net e fare parte della mailing list.

 

E ti esibisci anche nelle scuole superiori contro il consumo di tabacco

Si, ho iniziato un programma chiamato “Musica con un Messaggio” in cui vado nei campus delle scuole con il mio gruppo musicale e mi esibisco alle loro assemblee. Cerchiamo di trasmettere un messaggio semplicemente dicendo “no” alle droghe e al fumo e i ragazzi si divertono tantissimo!

 

Cosa fai nella vita, oltre che cantare?

Mi piacerebbe solo cantare e fare di questo il mio unico mestiere. Sono ad un punto della mia carriera in cui posso permettermi di farlo. Ma porto anche avanti tutto il business che c’e’ dietro ai miei concerti e ai miei cd. Scrivo testi per altri artisti, a volte sono la loro manager, scrivo critiche di cd su diversi giornali, incluso Blade, Curve, e She (giornale lesbico).

 

Ti esibisci negli Stati Uniti ma non in altri paesi. Come t’immagini l’Italia?

Mi piacerebbe esibirmi in Italia! Forse tu, da italiana, potresti aiutarmi ad avere degli agganci in Italia e realizzare questo mio progetto!! Ho sentito dire che la gente in Europa è molto più aperta ad ascoltare nuova musica. Personalmente penso che gli americani abbiano la tendenza ad essere “strizzati nel cervello” così tanto dai media che si rifiutano di aprire le loro orecchie a nuovi suoni che provengono da gruppi musicali indipendenti. Sembra che la maggior parte dei gruppi musicali abbiano maggiori opportunità prima in Europa e poi negli Stati Uniti.

 

Come t’immagini la comunità LGBT italiana?

Non so davvero immaginarla. Potrei pensare che i gay e le lesbiche in Italia appartengano ad una piccola comunità ancora nascosta ma probabilmente molto più unita. Mi piace questa cosa. Ho sentito anche dire che gli europei sono molto meno legati ai pregiudizi sul sesso, e molto più evoluti degli americani.

 

Bene Corday, my friend, quest’intervista andrà su Gaya, cronisti senza frontiere, una nuova associazione che sta crescendo con l’aiuto di tanta gente che vive in Italia ma anche all’estero. Qualcos’altro da aggiungere?

E’ molto bello pensare che tramite internet si possa comunicare dappertutto nel mondo. Se vi va, fatevi un giro sul mio web site su cui potete trovarmi scrivendomi ed io vi risponderò personalmente, anche se non immediatamente. Adoro raggiungere altre comunità e connettermi con nuova gente, specialmente lesbiche di altri paesi. Incoraggio i lettori a creare nuove vie e fare in modo che le cose accadano. Se sapete di un club, per sole donne, disposto ad ospitare artisti oltreoceano o un giornale o una stazione radio, fatemelo sapere e provvederò a mandare la mia musica od organizzare un tour. Organizzo anche dei “living room concerts” in cui mi esibisco in case che di solito si riempono di gente e diventano occasione di enormi party! Il mio nuovo album è in preparazione e pieno di novità.

www.corday.net

 

 

Grazie Corday. Chiudo l’intervista mentre canticchio “Up all Night”.

Da Long Beach è tutto.

See ya

                                                                                            Marilena Sciamanna

                                                                                              Gaya CSF

 




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9 dicembre 2004

COMUNICATO MARIO MIELI

COMUNICATO STAMPA


Il Circolo Mario Mieli presenta l'ultimo libro di Piergiorgio Paterlini,
Matrimoni.
Sabato 11 dicembre, ore 18.30 c/o Circolo Mario Mieli, via Efeso 2/A

Sabato 11 dicembre alle ore 18.30 il Circolo di cultura omosessuale Mario
Mieli, c/o la sua sede in via Efeso 2/A, presenta il libro di Piergiorgio
Paterlini, Matrimoni, edito da Einaudi.

Interverranno:

L'autore, Piergiorgio Paterlini

L'Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Roma, Mariella Gramaglia

Il Prof. Francesco Guerre,

La Presidente del Circolo Mario Mieli, Rossana Praitano

"Il libro parla di dieci coppie gay e lesbiche, che nell'arco di tre
generazioni, raccontano per la prima volta la loro quotidianità. Una realtà
che è sempre esistita, quella del matrimonio omosessuale, ma che solo
all'alba del nuovo millennio è diventata senso comune e fulcro di una nuova
battaglia di civiltà. Quello che stiamo vivendo è l'inizio di un vero e
proprio passaggio epocale, di costume e di valori, l'inizio di un grande
cambiamento culturale, sociologico, antropologico. Non solo per gli
omosessuali."

L'argomento matrimonio, registro unioni civili, Pacs (Patti Civili di
Solidarietà) che includano anche le coppie dello stesso sesso, è un
argomento che sta sempre più creando discussione nell'opinione pubblica e
nella politica; costituisce inoltre uno dei temi centrali della battaglia
per la Comunità GLBT italiana.
L'occasione sarà quindi quella della presentazione del libro, ma anche
quella di incontrarsi, confrontarsi su un argomento che una società che
voglia definirsi veramente civile non può continuare ad ignorare.
Significativa la partecipazione dell'Assessore Mariella Gramaglia, già
promotrice lo scorso anno insieme al Tavolo di Coordinamento delle
Associazioni GLBT romane della Campagna contro le discriminazioni per
orientamento sessuale e identità di genere.




Info 065413985 - gruppocultura@mariomieli.org
Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli
Via Efeso 2/a - 00146 Roma
Tel.
+39065413985 - Fax +39065413971
www.mariomieli.org
www.muccassassina.com
info@mariomieli.org





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1 dicembre 2004


Giornata mondiale della lotta contro l'Aids

GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AIDS: 20.000 I MALATI IN ITALIA - ANSA - 5 ore fa

Il gruppo Gaya - Cronisti senza Frontiere, vuole ricordare i malati di AIDS e con questo piccolo gesto, cercare di farli sentire un pò meno soli. Ricordando alle istituzioni che la lotta all'AIDS è da portare avanti ogni giorno instancabilmente e che nessuno dovrà più discriminare un altro essere umano, per la sua malattia, per le sue differenze.

Un abbraccio a quanti soffrono di questa malattia, da parte di tutto il gruppo Gaya - Cronisti senza Frontiere.

 

 




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1 dicembre 2004

NOTIZIE DAGLI USA

USA: il 53% degli americani favorevoli alle Unioni Civili per le coppie gay

 

 

 

 

 

 

Una nazione divisa: questa la sensazione percepita dagli americani

nella

vita di tutti i giorni e che appare chiara nell’ultimo sondaggio

rilevato da

Gallup statunitense su un campione di 1015 interviste telefoniche

effettuate

fra il 19 ed il 21 novembre e commissionato da USA Today, il celebre

quotidiano.

Prima ed immancabile domanda quella sull’attuale presidente Bush, che 

vede

il suo operato approvato dal 56% degli americani, ma che si vede contro

un

consistente 42%. Sempre secondo il sondaggio Bush risulta essere molto

meno

popolare del suo ex-Segretario di Stato la “colomba” Colin Powell, che

raccoglie un eccezionale 87% di consensi. Bush va bene insomma, ma

meglio

sarebbe se fosse un po’ più moderato: il 63% infatti crede che il

presidente dovrebbe tenere conto dell’agenda politica di tutti e due i

grandi partiti, i Repubblicani, di cui è espressione, ma anche dei

Democratici. Un presidente di tutti, in buona sostanza. Un presidente

che

magari sia anche capace di tirarli fuori dalla palude irachena,

autentica

macelleria per tutte le forze in campo.

Il 46% si oppone a questa

guerra

(contro il 43% del 2003), mentre il 48% si dice a favore (il 54% nel

2003).

La sensazione degli americani è che la situazione stia scappando di

mano:

solo il 44% crede che i soldati a stelle e strisce stiano

effettivamente

vincendo, e comunque il 74% si dice preoccupato della situazione. Il

pessimismo degli americani si riflette anche sulle sorti future

dell’Iraq:

il 49% crede che non si riuscirà a creare uno stato democratico,

contro il

46% che (ancora) lo spera.

Né le elezioni di gennaio sembrano dare

grandi

speranze: il 52% (contro il 42%) non crede infatti che queste

legittimeranno

un eventuale governo iracheno agli occhi degli iracheni stessi.

Riguardo la possibilità che si aprano altri fronti in medio-oriente

gli

americani sembrano poco convinti (ma in proposito temiamo che

l’amministrazione Bush stia tentando di persuaderli) che l’Iran

costituisca

un’immediata minaccia per il loro paese: solo il 23% lo pensa. Stesso

discorso per la Corea del Nord, dove la minaccia viene sentita come

ancora

più remota (20%).

Controversi I dati che vengono dalla percezione dei concittadini gay.

Il 63% infatti crede che i gay e le lesbiche siano assolutamente adatti

a servire l’esercito, ma quando gli si chiede se siano disposti a

riconoscergli il diritto di sposarsi solo il 21% si dice a favore.

Insomma

buoni per sparare e per morire ma non per accedere al sacro istituto.

In compenso il 53% si dice in favore del riconoscimento delle Unioni

Civili

fra persone dello stesso sesso, mentre il 43% si oppone ad ogni

riconoscimento. Ma in questo sono in linea con il presidente Bush,

favorevole al riconoscimento delle Unioni Civili per i gay, ma

decisamente

contro l'apertura dell'istituto matrimoniale anche alle coppie dello

stesso

sesso.

Infine un dato interessante sulle cosiddette sette cristiane

fondamentaliste

che si dice abbiano contribuito, in parte, a far vincere Bush: il 48%

crede

che queste sette abbiano davvero troppo potere politico, mentre il 40%

crede

che ne abbiano troppo poco.

Insomma un’America a macchie, immersa nella sua complessità,

contraddizioni

e differenze abissali, da stato a stato, che vede da un lato  stati

come la

California, culturalmente aperti, ricchi e tolleranti, e dall'altro gli

stati del Sud, culla del Ku Klux Klan, della segregazione razziale,

cuore

dell’omofobia statunitense.

 

 

 

Pierangelo Bucci Rozendaal

Gaya CSF

 




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1 dicembre 2004

NOTIZIE DALLA COLUMBIA

Colombia: proposta di legge sulle nozze gay



La senatrice Piedad Córdoba ha presentato ancora una volta al Congresso
della Repubblica il Progetto di Legge che permette allo stato colombiano di
riconoscere le coppie dello stesso sesso.



BOGOTÁ - La senatrice Piedad Córdoba, paladina dei diritti gay, ha
presentato ancora una volta al Congresso della Repubblica il Progetto di
Legge che permette allo stato colombiano di riconoscere le coppie dello
stesso sesso.

Secondo la Córdoba è urgente regolamentare questo tipo di coppie,
poiche' l'attuale situazione genera iniquita' sociale e discriminazione per
queste persone.

La senatrice ha aggiunto che l'iniziativa legislativa e' stata ripresentata
dopo aver consultato degli avvocati specialisti in diritto civile e di
famiglia.

Piedad Córdoba basa questo progetto di legge su studi delle Nazioni Unite e
l'Internazionale Socialista che riaffermano che "per mancanza di questo tipo
di regolamentazioni la discriminazione culturale e pratica verso gli
omosessuali continua ad essere una costante".

La proposta di legge presentata da Piedad Córdoba e' composta di solo otto
articoli che stabiliscono un registro unico delle coppie e precisa una serie
di condizioni per la formalizzazione delle coppie dello stesso sesso

 

 

 

                    Pierangelo Bucci Rozendaal

                   (Gaya- Rotterdam – Olanda – Cronisti senza Frontiere)

 

 

Fonte: Gay News.




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1 dicembre 2004

PROGETTO DI LEGGE IN ARGENTINA

PROGETTO DI LEGGE

 

 

 

Tra due mesi il Parlamento argentino discuterà sul tema delle coppie gay, sulla possibilità di adottare e ricevere una pensione di reversibilità.

Il progetto sarà presentato all’inizio del 2005 al Parlamento, dalla CHA (Communità omosessuale argentina).

Questa organizzazione ha già presentato nel 2002 il progetto di unione civili che è stato approvato nella città di Buenos Aires.

Adesso la CHA sta riunendo specialisti, legislatori ed organizzazioni che difendono i diritti civili, sociali ed umani, in riferimento a questo progetto, più completo del precedente, che non includeva questioni come eredità ed adozione.

Il nuovo progetto prevede per le coppie (senza distinzione di sesso) la possibilità di unirsi civilmente e di avere tutti i diritti che in questo momento lo Stato solo riconosce  ai matrimoni (eterosessuali) come il diritto di adozione, di eredità e di pensione di reversibilità.

Attualmente  con le leggi esistenti, non solo le persone gay non hanno questi diritti, ma neanche possono condividere una mutua, avere congedo a causa di malattia del partner o per motivo di lutto perfino con una convivenza di molti anni.

Il diritto all’ adozione sarà el tema che sicuramente generarà il maggior numero di discussioni nel dibattito, perchè tra i legislatori ci sono delle opinioni diverse.

 

Fonte: Giornale La Voz del Interior

Argentina, novembre 2004

 

                                                                                                          Monica Brizz

                                                                                      Gaya - CSF

 




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1 dicembre 2004

COMUNICATO MARIO MIELI

LockAidsParty
Roma, 1 dicembre 2004



Con il Patrocinio della Provincia di Roma

Party di raccolta fondi e sensibilizzazione in occasione della Giornata
Mondiale della Lotta all'AIDS.

c/o L'Alibi
Via di Monte Testaccio 39/44
ore 22.30


Djs line up
Daniele Quinzi Jones - queer selections
Atrim VS EasySqueezy - sophisticated sequency
Vicky Merlino - house propeller


Performing Art by Koolhunters - www.koolhunters.com


Corner informativo e preventivo by
Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli
L.I.L.A. Lazio


Corner culturale by
Babele Gay Book Shop - Via dei Banchi Vecchi 116


Incursioni V.I.P.


Ingresso libero a sottoscrizione minima 5 Euro


Organizzazione
Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli
L.I.L.A. Lazio

Info
Circolo Mario Mieli 065413985
LILA Lazio 068848492




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23 novembre 2004

ARTICOLO DI ANITA PETRUZZI

L’INNOCENZA DELL’INFANZIA: TRA CRONOCA E RIFLESSIONI

 

 

 

Giorni fa, nel barese, una bambina di 13 anni ha denunciato alle forze dell’ordine diversi tentativi di molestie da parte di un gruppo di pedofili ora in carcere.

Promotori di prostituzione infantile, i suddetti richiedevano alla bambina prestazioni sessuali per propria soddisfazione e per la realizzazione di video porno.

Dopo aver subito anche dei tentativi di corruzione, la tredicenne ha confidato tutto alla propria famiglia e, quest’ultima, ha provveduto alla denuncia.

Scortata dai propri genitori e dalle forze dell’ordine, l’adolescente ha acconsentito all’ultimo invito dell’organizzazione pedofila e, recandosi dove richiesto, ha permesso lo svolgimento del blitz di polizia.

Un altro caso nel barese risalente a qualche anno fa, concerne la vicenda di una bambina violentata e bruciata nei pressi di Castel del Monte, castello di Federico II nella periferia di Andria.

Sempre anni fa, nell’attesa di un semaforo rosso, un automobilista infastidito da una bambina che si accingeva a chiedere elemosina, con materiale pirotecnico, le ha lesionato le mani.

Questi sono solo pochi dei tanti casi di violenza infantile esistenti in Italia.

Nella pedofilia si verificano spesso e volentieri compravendite di bambini, nella maggior parte dei casi, stranieri.

A questo proposito sono di seguito riportate alcune citazioni tratte dalla canzone “Il gigante e la bambina” di Ron:

 

- Il gigante è un giardiniere, la bambina è come un fiore

 che gli stringe forte il cuore con le tenere radici.

 E la mano del gigante, su quel viso di creatura,

 è un rifugio di speranza.

 Il gigante e la bambina li han trovati addormentati,

 falco e passero abbracciati come figli del Signore.

 Ma nessuno può svegliarli da quel sogno tanto lieve.

 Il gigante è una montagna,

 la bambina adesso è neve -

E’ una triste realtà che viaggia in una zona d’ombra parallela alla pseudo-normalità di tutti i giorni.

 

I bambini diventano anche chiavi d’accesso a forme di criminalità di ogni tipo.

Chi impegnato nello spaccio di droghe; chi ad elemosinare per strada spiccioli che entrano nelle tasche di grosse organizzazioni antisociali; chi è costretto a prostituirsi e chi a commettere furti.

L’assurdità della situazione è che, in molti casi, nell’infanzia di questi bambini diventa normale l’abuso e la criminalità.

Si effettuano poche denunce rispetto alle miriadi di organizzazioni losche presenti negli scantinati della vita che appare.

In questo modo la criminalità avanza inesorabilmente e un maggior numero di identità violate e di futuri malavitosi alle porte dei nuovi decenni.

Tra lo stupore e l’orrore di queste vite parallele, si ascoltano testimonianze di alcuni ragazzi i quali, sostengono che al giorno d’oggi, mettere al mondo un figlio, è come donarlo alle braccia della criminalità e delle violenze gratuite.

Il poco desiderio di paternità o di maternità, dipende spesso e volentieri delle notizie sconcertanti che arrivano da ogni angolo di strada, in casi particolari, da ciò che alcuni vivono in prima persona.

E’ una piaga sociale che non passa inosservata, generando serie preoccupazioni ai futuri genitori.

Preoccupazioni lecite visto il continuo assalto frontale di casi ai confini di ogni tolleranza.

Il dolore della perdita di un fiore in questo giardino di pezzi di vetro pone la riflessione spesso su di un bivio difficile da sormontare.

Tanti bambini non sono mai nati e tanti non nasceranno; così le speranze di una rinascita crollano nelle fauci di una profonda paura sociale.

A concludere questa riflessione e ad allargarne ulteriormente gli orizzonti, alcune strofe di un canzone di Paola Turci, “Bambini”:

 

- Bambino armato e disarmato in una foto senza felicità.

Sfogliato e impaginato in questa vita sola che non ti guarirà.

Crescerò e sarò un po’ più uomo; ancora un'altra guerra mi cullerà.

Crescerò combattendo questa paura che ora mi libera.

Milioni sono i bambini stanchi e soli in una notte di macchine.

Milioni tirano bombe a mano ai loro cuori ma senza piangere.

Ragazzini corrono sui muri neri di città, sanno tutto dell’amore che si prende e non si da;

sanno vendere il silenzio e mai la loro poca libertà, vendono polvere bianca ai nostri anni e alla pietà.

Bambini…

Io non so quale bambino questa sera aprirà ferite e immagini, aprirà le porte chiuse e una frontiera in questa terra di uomini -

 

 

 

                                                                    Anita Petruzzi

                                                                  Gaya – Cronisti senza Frontiere

 

 

 

 

 




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23 novembre 2004

ARTICOLO DI PETER BOOM

 

Premessa:

Il seguente documento è stato utile per l'interrogazione in aula al Ministro
dell'Interno, eseguito il 28 settembre 2001 dall'Onorevole Franco Grillini
(DS e Presidente Onorario dell'Arcigay Nazionale) ed altri 25 deputati, tra
i quali: Carla Rocchi (Margherita), Ugo Intini (SDI), Maura Cossutta (PDCI),
Paolo Cento (VERDI), Titti De Simone e Nicky Vendola (RC), Giacomo Mancini,
Anna Finocchiaro e Pietro Folena (DS), ed altri.

 

 

 

 


POLIZIA PANSESSUALE

In molti paesi già esistono tutori dell'ordine gay. Su Internet bastava
(fino a marzo 2000) cliccare sul sito della famosa New Scotland Yard
(www.met.police.uk) per vedere alla lettera "G" (Gay, Lesbian, Bisexual, and
Transgender Advisory Team) il progetto (febbraio 2000) per un servizio
permanente di polizia anti-omofobica, che si occuperà di assistenza e
consulenza per risolvere delitti specifici, come omicidio, aggressioni
gravi, vittimizzazione reiterata e dei problemi che possono sorgere per i
gruppi gay organizzati e che infine si adopererà per migliorare i rapporti
tra le comunità GLBT e le Forze Dell'Ordine.
Verrà studiato l'impatto sulla realtà GLBT dei problemi statutari ed
esterni; verranno promossi studi per revisionare e migliorare i metodi di
investigazione in relazione con i delitti cosiddetti "di odio omofobico".
Saranno studiate le diverse esperienze di ogni categoria GLBT: gay e
lesbiche nascosti e aperti, sposati, militanti, bisessuali, pansessuali,
transessuali, transgender, travestiti, prostituti, etc.
La poliziotta o il poliziotto gay dovrà diventare operativo, agendo
apertamente e con "orgoglio" senza mai nascondere le proprie tendenze; farà
parte della sua attività il contatto con ed il supporto alle vittime, alla
famiglia ed ai testimoni, si occuperà di violenza domestica, degli ambienti
interni ed esterni dove avvengono gli incontri sessuali e di licenziamenti a
causa dell'orientamento sessuale.
I membri del "Gruppo di Consulenza GLBT" terranno contatti regolari,
appropriati e documentabili, con i relativi gruppi di appartenenza,
promuoveranno riunioni di gruppo, contribuiranno con rapporti scritti e
faranno opera di ricerca se e quando necessario. Devono essere tutte persone
che si riconoscono come pansessuali, lesbiche, gay, bisessuali o
transgender, impegnate nel campo delle diversità, in favore della parità,
con una buona conoscenza delle comunità GLBT, delle problematiche di polizia
e con la volontà di lavorare costruttivamente sia con la polizia sia con il
gruppo. Inoltre verrà loro richiesto di frequentare regolarmente le riunioni
di gruppo e dei sottogruppi di appartenenza. Dovranno dimostrare il loro
impegno per i valori del Gruppo di Consulenza GLBT in piena trasparenza, con
senso di responsabilità, diversità e credibilità. Titolo preferenziale sarà
la militanza nelle comunità GLBT e la ferma volontà di impegnarsi nella
difesa delle questioni GLBT.
I gruppi di consulenza per problematiche legate al razzismo e all'omofobia
avranno un ruolo chiave nella consulenza di polizia nell'ambito del
"Progetto Diversità".
Dopo gli attentati con le bombe ai chiodi a Londra, la polizia ha invitato i
gruppi più vulnerabili a conferenze informative (briefing) e ad una
conferenza speciale il 12 maggio 1999, denominata "La MPS (Metropolitan
Police Service) e Partner contro i crimini dell'odio". Questa conferenza è
stata un'esperienza di grande valore per la polizia ed il risultato più
importante e tangibile era senz'altro il nascere di una collaborazione
strategica e l'apertura di un fruttuoso dialogo tra polizia e comunità GLBT.

Il Gruppo di Consulenza GLBT è nato sul modello della "Task Force contro i
crimini violenti ed il razzismo" e della "Direzione per la sicurezza delle
comunità etniche e di minoranza".
L'associazione al Gruppo di Consulenza delle Organizzazioni GLBT in Gran
Bretagna è sulla base del volontariato, ma le spese vengono rimborsate e
inoltre vengono considerati rimborsi per il tempo impegnato, per traduzioni,
stesura di rapporti, etc. Il progetto è stato studiato da New Scotland Yard
in collaborazione con università ed organizzazioni GLBT.
Poter disporre in un corpo di polizia di personale che si identifica nella
causa gay è di grandissima importanza sia per il lavoro informativo sia per
l'attività investigativa; quanti delitti contro i gay risultano tuttora
irrisolti, come omicidi, violenze, rapine, ricatti, furti, molti dei quali
non vengono neanche denunciati?
Inoltre un poliziotto apertamente pansessuale non è ricattabile e per questa
ragione molto più affidabile di chi nascostamente consuma i propri rapporti
sessuali. I gay sapranno che anche all'interno della polizia lavora gente
come loro e questa consapevolezza aumenterà enormemente la loro fiducia
nelle Forze dell'Ordine, che così vedranno aumentato il proprio prestigio
attraverso un'accresciuta imparzialità.
In Olanda esistono già da anni poliziotte e poliziotti apertamente lesbiche
e gay. Un progetto ideato nel 1995 "Polizia e Diversità" propone un corpo di
polizia "ricco di colori".
Nel giugno 1998 uscì un opuscolo del Ministero dell'Interno olandese,
intitolato "Rosa in blù, Polizia e Omosessualità", allo scopo di promuovere
il miglioramento del clima di lavoro e l'accessibilità alle persone
omosessuali nelle Forze dell'Ordine olandesi.
Il Ministero, i corpi di polizia, i sindacati di polizia e naturalmente i
gay e le lesbiche vengono invitati ad impegnarsi per levare ogni possibile
impedimento per raggiungere una condizione senza alcuna emarginazione.
La polizia olandese ha programmato di rappresentare nelle proprie file
percentualmente tutti gli strati della popolazione. Rappresentare le più
diverse opinioni ed i diversi stili di vita viene considerato come
importante condizione per la legittimità e l'effettività della polizia.
La politica multiculturale adottata pone tutti i componenti delle Forze
dell'Ordine su un piano di parità.
Se non esistesse più né razzismo né emarginazione non ci sarebbe più bisogno
di prendere misure antirazziste e antiemarginazione. In una società aperta e
pienamente tollerante non sarebbe più necessario fare le "quote percentuali"
dei gruppi minoritari. Le misure e la politica antiemarginazione devono
essere intese come fase di passaggio verso una società più giusta.
Da una ricerca si è costatato che organizzazioni composte da persone di
diversa estrazione, cultura, razza, sesso, orientamento sessuale, etc. si
adattano meglio e più velocemente ai cambiamenti nella società. La polizia
dev'essere preparata a lavorare in una società sempre più in evoluzione.
All'inizio, naturalmente, si possono trovare resistenze all'integrazione
anche all'interno dei reparti di polizia. Gli elementi stranieri e
omosessuali vengono per questo motivo accompagnati dai cosiddetti "tutori",
i quali si adoperano per eliminare ogni razzismo o emarginazione.
E' importante la rappresentanza di ampie quote di persone di colore e gay
anche nei quadri dirigenziali della polizia.
Una polizia viene legittimata e riconosciuta dal pubblico se riesce ad
essere lo specchio pulito della società nella quale deve operare.
Il reclutamento di personale multiculturale non viene considerato un'
opzione, bensì una necessità motivata da bencompresi, chiari interessi.
Questo non vale solo per la polizia ma per tutte le autorità ed anche per le
aziende.
Un'organizzazione che mira alla qualità non può permettersi di ignorare
parti importanti della società: le donne, gli extracomunitari ed i
pansessuali. Categorie che apporteranno un ulteriore arricchimento di
esperienza, informazione e conoscenza ai reparti di polizia.
Non dovranno ripetersi gli sbagli del passato: "il misurare con due pesi e
due misure".
Per la pubblicazione e l'informazione sulla politica multiculturale vengono
impiegati depliants, messaggi email, numeri verdi, materiali audiovisivi,
giornali, radio e televisioni nazionali e regionali, pubblicazioni dei
diversi gruppi.
La pubblicità che rende maggiormente è il comportamento della polizia con il
pubblico. La divulgazione "bocca a bocca" che riporta le esperienze positive
con la polizia è la più efficace.
E' importante poter cambiare la visione negativa, che spesso gli omosessuali
e gli extracomunitari hanno delle Forze dell'Ordine, in passato viste come
un apparato repressivo. In una visione positiva invece, che considera il
poliziotto un vero difensore della legge, dell'equità, ci si rende conto del
compito sociale del proprio lavoro, la promozione di una convivenza civile
senza razzismo e senza emarginazione.
L'esperienza fatta in Olanda insegna che è meglio reclutare due o tre gay
insieme e non uno alla volta. Viene anche consigliato di organizzare
attività culturali e di informazione all'interno dei reparti, attività volte
a perseguire l'accettazione del diverso.
Anche in Italia la società sta integrandosi da prettamente bianco-italica a
una civiltà multiculturale, multicolore, multireligiosa e pansessuale,
creando conseguentemente la necessità per la polizia di mantenere relazioni
e legami con tutti gli strati della popolazione.
Per ottenere risultati soddisfacenti e duraturi si consiglia l'istituzione
di corsi di comunicazione interculturale che serviranno a promuovere
l'integrazione delle persone diverse con le quali si dovrà collaborare e per
insegnare a non emarginare, "non offendere" anche senza volerlo.
Razzismo ed emarginazione dovranno essere tassativamente vietati e bisognerà
istituire un codice antidiscriminazione, spiegando bene agli addetti cosa
significhi discriminazione e come viene esternata. E' necessario altresì
comprendere che la società è cambiata. In passati periodi oscurantisti non
era considerato reato uccidere ebrei, omosessuali, zingari, sia bambini che
anziani e operare su di loro atroci esperimenti medico-chirurgici; anzi
spesso era lo Stato a promuovere questa delinquenza di massa. Questi erano
reati di odio, influenzati, incoraggiati e resi possibili dagli schemi
predominanti in quel momento nella società. Di solito questo tipo di reato
viene rivolto verso minoranze ed è basato su pregiudizi, pronunciati da
politici, religiosi fanatici, etc., che fanno sentire legalizzati gli
esecutori di questi orrendi crimini. La società di oggi non ammette più
simili razzismi ed emarginazioni, anzi mira ad una giusta integrazione.
Un altro esempio è quello di uxoricidio per motivi di infedeltà coniugale
che veniva punito con pene leggere. Il marito si sentivo quasi legalizzato
ad uccidere la moglie infedele, anzi si sentivo costretto a farlo per levare
l'onta, in nome di una moralità, oggi considerata fuorviante e che poneva la
donna in una posizione di inferiorità.
Una cultura maschilista inevitabilmente farebbe fallire qualsiasi progetto
innovativo d'integrazione.
I dirigenti per primi dovranno dare un indirizzo responsabile
all'organizzazione poliziesca in evoluzione attraverso il loro atteggiamento
verso gli altri e con un comportamento equilibrato dal quale deve trasparire
una mentalità rispettosa per tutti, indipendentemente dal colore della
pelle, dal sesso, dall' orientamento sessuale e dalle catteristiche
interiori o esteriori della persona.
In polizia le persone devono venir giudicate esclusivamente per la loro
professionalità. Non è consigliabile impiegare, per esempio, i poliziotti
cinesi per risolvere esclusivamente i problemi legati alle comunità
cinesi, o i senegalesi, gli albanesi, etc. per interessarsi delle faccende
delle loro etnie. Cosa che vale anche per i poliziotti e le poliziotte gay,
che vengono considerati poliziotti alla stregua di tutti gli altri e
professionalmente adatti a tutte le mansioni di polizia.
La politica della diversità deve migliorare la qualità della polizia, sia
internamente che all'esterno, abbattendo ogni scala di valori.
Il personale dei ministeri dell'Interno, della Difesa e della Finanza deve
sentirsi a proprio agio e lavorare in un ambiente favorevole per il
raggiungimento della massima qualità.
E' importante comprendere che soltanto una polizia attenta alle diversità
potrà sviluppare la necessaria sensibilità per ottenere vero rispetto.
Le Forze dell'Ordine hanno anche la funzione di "dare il buon esempio" e
devono per questa ragione, ancorpiù di altre organizzazioni, dedicare sempre
maggior attenzione al rispetto per tutti ed anche ciò vuol dire
professionalità.
In Italia questa è una rivoluzione culturale, quasi tutta ancora da
considerare. Due anni e mezzo fa (agosto 1998), il Questore di Viterbo,
dottor Vincenzo Boncoraglio, instituì il primo numero telefonico di una
Questura al servizio degli omosessuali. Iniziativa che venne ripresa poi a
Roma ed in altre città. Non fu un grande successo, a causa dei gay stessi,
troppo paurosi, che preferivano farsi insultare, derubare, picchiare ed
anche ammazzare, piuttosto che chiamare in aiuto le Forze dell'Ordine. Ma
segnò l'inizio di una importante apertura della polizia verso le
problematiche gay. Per risolvere alcuni casi di omicidio fu chiesta la
collaborazione di alcune organizzazioni gay. In Olanda questa rivoluzione
culturale è già avviata da tempo e dopo che nel 1996 i ministeri interessati
ebbero dato il via al progetto "Polizia e Diversità 1996 - 2000", già si
vedono positivi e incoraggianti risultati.
Il progetto, basato su approfonditi studi di diverse università, di
consulenti delle Forze dell'Ordine, gay e lesbiche, medici, psicologi
(aziendali ed altri), sessuologi, sociologi, criminologi, etc., promuove
l'informazione allo scopo di rimuovere pregiudizi e stereotipi nei riguardi
dell'omosessualità.
La polizia impara così ad avere un atteggiamento positivo verso il mondo dei
diversi ed acquista una sufficiente conoscenza e preparazione nei riguardi
dell'omosessualità, un ambiente nascosto, omertoso, di difficile
interpretazione, che ora si sta aprendo ineluttabilmente con risultati di
vasta portata sociale.
L'emarginazione facilita il nascondersi, che a sua volta agevola il sorgere
di criminalità e malattie. Psicologicamente il vivere con una maschera,
nascondendo le proprie tendenze, provoca nevrosi e danni psicosomatici con
una sofferenza ed un costo enorme per le persone coinvolte ed un alto costo
anche per lo Stato e le istituzioni.
Per l'Italia consiglio di istituire una commissione di studio presso il
Ministero dell'Interno. Un grande vantaggio è che suddetta commissione
potrebbe usufruire delle precedenti esperienze accumulate dalle polizie
degli altri paesi, come quelle di New Scotland Yard e della polizia
olandese, che saranno senz'altro disponibili a fornire il loro "know how" in
materia.
Raggiungere uno standard ideale e diventare lo specchio della società, non
sarà facile e ci vorranno anni. Se su una popolazione il 4%, tra uomini e
donne viene stimata gay, allora tra il personale delle Forze dell'Ordine
dovrebbero esserci gay nella stessa percentuale. Altrettanto vale per le
donne e per le culture diverse presenti sul territorio.
In Olanda già da quest'anno la polizia potrebbe raggiungere queste quote
percentuali. Tutto ciò aumenterà il prestigio, la rappresentabilità,
l'efficienza e quindi la qualità della polizia.
Prima di concludere desidero espressamente ringraziare, in ordine di
apparizione come si usa in teatro, New Scotland Yard ed il Ministero
dell'Interno olandese (Ministerie van Binnenlandse Zaken en
Koninkrijksrelaties) per tutte le informazioni fornite, sperando che nel
prossimo futuro si possa usufruire ancora di tale preziosa esperienza che va
contro ogni emarginazione e razzismo.

 

                                                                                                             Peter Boom

                                                                                              Gaya – Cronisti senza Frontiere




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16 novembre 2004

comunicato Arci Gay

COMUNICATO STAMPA

Bologna, 15 novembre 2004

 

ARCIGAY E ARCILESBICA A STRASBURGO RINGRAZIANO GLI EURODEPUTATI ANTI-BUTTIGLIONE

 

 

Arcigay e Arcilesbica incontrano a Strasburgo gli eurodeputati protagonisti della bocciatura del ministro Rocco Buttiglione come commissario europeo in occasione dell’insediamento della nuova Commissione europea di José Manuel Durão Barroso.

 

Domani e dopodomani una delegazione di circa 30 rappresentanti di Arcigay e di Arcilesbica sarà in visita all’Europarlamento riunito in seduta plenaria.

Dalle ore 15:00 alle 16:00 di martedì 16 novembre la delegazione delle due associazioni assisterà ai lavori dell’assemblea del Parlamento europeo.

Dalle 16:00 alle 18:00 incontrerà invece gli eurodeputati protagonisti della bocciatura di Buttiglione come membro della Commissione europea.

 

Siamo orgogliosi di essere cittadini europei – commenta il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice -. L’Europarlamento ha confermato una netta maggioranza a favore della laicità dello Stato e della difesa della pari dignità di tutti i cittadini, a prescindere dall’orientamento sessuale. Il secco ‘no’ all’integralismo di Rocco Buttiglione è dipeso da ragioni politiche, come i provvedimenti normativi del ministro, discriminatori nei confronti di gay e lesbiche. Le presunte ragioni legate alla sua confessione religiosa sono state solo una menzogna costruita ad arte per ingannare l’Italia”.

 

All’incontro, promosso dall’europarlamentare italiana Monica Frassoni del gruppo dei Verdi (Greens/Ale) parteciperanno altri deputati italiani che hanno sottoscritto la piattaforma di Arcigay e Arcilesbica per la parità di diritti delle persone omosessuali in Europa e altri parlamentari stranieri.

 

 

ARCIGAY

Arcigay è l’unica associazione nazionale italiana per la difesa della parità dei diritti delle persone omosessuali. Conta circa 120mila iscritti e si articola in circa 100 centri territoriali, tra politico-culturali e ricreativi, distribuiti lungo tutto il territorio nazionale, da Aosta a Bari, da Udine a Siracusa. La sede nazionale è, dalla fondazione dell’associazione avvenuta nel 1985, a Bologna.

 

 

Ufficio stampa Arcigay:

Luigi Valeri, cell. +39.335.310655, e-mail: luigi.valeri@arcigay.it




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15 novembre 2004

POESIE D'AMORE LESBICO

 

ALLA DONNA CHE NON HO MAI INCONTRATO

 

 

Vorrei che il mondo avesse il tuo sguardo,

vorrei che il vento portasse il tuo odore dovunque.

Vorrei le tue labbra giacere leggere,

sulle distanze che ci separano,

vorrei sentirle godere.

Vorrei le tue mani

sfiorare il tempo in cui le ammiro.

Vorrei la tua pelle tremare

all’idea di un arcano e soave respiro.

Nessuna idea, nessuna catena

ti potrà imprigionare.

In ogni luogo, ad ogni altezza,

sei libera di volare.

 

11.11.2004

Carla Liberatore




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15 novembre 2004

POESIE D'AMORE LESBICO

FURTIVA E FUGGENTE

 

 

Mi accarezzi dolcemente,

furtiva e fuggente,

come una brezza

che sfiora le onde del mare.

Ti attendo per ore, giorni……..

E arrivi solo quando mi rassegno

a non sentirti nell’anima.

Ti sei insinuata nel mio

arido ed indomito cuore,

aprendo fessure che ignoravo.

Mentre attendo le tue risposte,

ricado nel cupo vuoto del silenzio.

L’unica luce in me è

la fiamma della speranza….

……… Ti ho sempre conosciuta !

 

10.10.2004

Carla Liberatore




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15 novembre 2004

POESIE D'AMORE LESBICO

AUTUNNO ROSSO

 

 

Il rumore delle foglie rosse

e cadenti d’Autunno

lascia in me il pensiero ricorrente

dell’amore che nasce dal tuo sorriso

e muore sul mio viso.

Nasce il triste coraggio di poterti guardare

e la dolce speranza di poterti toccare.

Muoio in me come la foglia che si stacca

dal ramo maestro per volare nel vento

e trovarti in ogni tempo.

L’urlo tempestoso del gelo che arriva

Pronuncia il tuo nome, meraviglioso………

E meravigliosamente……………

Muoio nel vento per rivivere in  te  e  con te,

poiché………… Ti Amo!

 

Novembre 2003

Carla Liberatore




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15 novembre 2004


Ciao a tutti dalla piccola comunità Gay - Lesbo di L'Aquila. Bacio




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15 novembre 2004


Benvenuti nel Blog di informazione del gruppo Gaya - Cronisti senza Frontiere.

Scrivete tutto quello che vi passa per la testa. Vi aspettiamo.

Buena Vida

Carla Liberatore e i Cronisti senza Frontiere




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15 novembre 2004

MONDI DIVERSI

Primo-net.org: MONDI DIVERSI. ::  1364 Letture


Inviato da : marea  Sabato, 10 Luglio 2004 - 10:22

di Carla Liberatore

Mano nella mano che scandalizzano il qualunquismo di moralisti corrotti
dalla loro stessa coscienza. Guidano camion, taxi; lavorano come avvocati, procuratori, dirigono aziende pubbliche e private; si impegnano nella politica e nel sociale. Si inseriscono nei più svariati ambiti lavorativi, eludendo e a volte combattendo contro le discriminazioni.

Sono il rovescio della medaglia di chi non va oltre sé stesso e di chi si rassegna a dogmi prestabiliti. Vengono additate, derise, giudicate, criticate;  ma con la dignità e l’orgoglio di chi non disconosce la propria consapevolezza, vanno avanti incuranti degli sguardi e delle parole ignobili di bocche poco silenti e troppo ignoranti. Sono le Lesbiche!
Non un fenomeno da baraccone davanti al quale rimanere allibiti, ma nemmeno figure relegabili a scene di film hard, dietro la cui visione, troppi cosiddetti normali, celano deviazioni da psicanalisi. Ma soprattutto donne, persone capaci di lottare per la loro dignità e la loro libertà d’essere. Gente comune che soffre, gioisce, aiuta i propri amici e difende i propri amori. Appartengono ad una normale diversità senza confini, dai mille volti e dai mille colori. In Italia e in Europa, così come anche in America, queste donne raggiungono traguardi importanti; dividendosi fra i loro impegni familiari e professionali. Sono madri e compagne amorevoli di chi ha la fortuna di essere presente nelle loro vite. Molte di loro sono impegnate anche nel sociale, si occupano di assistenza, portano avanti campagne umanitarie importanti; fanno volontariato di ogni genere. Hanno sempre tempo per tutto e per tutti, come qualunque altra donna. Sono una parte dell’asse portante di una società che spesso non le apprezza; ma è finito il tempo in cui le lesbiche abbassavano lo sguardo di fronte al disprezzo. Non più voci sommesse in limiti immaginari; ma gridano forte la rivendicazione di essere ascoltate ed accettate. Sono sempre più numerose le donne che si sono spogliate del silenzio e giorno per giorno, regalano nozioni di civiltà a chi dell’ipocrisia di un certo perbenismo, si fa scudo. Fanno eco in ogni parte del Mondo, le voci di donne come: karen Damman, ministro della chiesa metodista di ellensburg, nei dintorni di Seattle. Più di un anno fa, Karen ha dichiarato di essere lesbica; sottoposta in seguito alla sentenza di un tribunale metodista, è stata dichiarata non colpevole dalla propria congregazione, potendo così riprendere la missione presso la sua parrocchia. L’esempio della Damman, è stato seguito da Katie Ladd; nominata ministro sempre all’interno della chiesa metodista, nonostante avesse dichiarato precedentemente di essere lesbica. Sono donne come Irshad Manji, credente e praticante musulmana, residente in Canada. Irshad si sta battendo affinché la religione islamica sospenda le persecuzioni nei confronti di donne ed omosessuali. Lotta contro le spinte antisemite dettate da alcuni dei patriarchi dell’Islam; e per questo ha ricevuto anche delle minacce di morte, eppure continua a battersi. Karen, Katie e Irshad, sono alcune delle donne che lottano all’interno delle loro religioni. Ma c’è anche chi si afferma e viene apprezzata come donna e lesbica, all’interno delle più svariate professioni. Questa volta l’esempio e di Sam Wyatt e Christa McKay; soldati della RAF, l’aviazione Britannica e sposatesi in Canada dove le coppie dello stesso sesso possono unirsi legalmente. Sam e Christa sono apprezzate da tutti i loro commilitoni per il coraggio e l’abilità, che hanno sempre dimostrato nel loro lavoro. Rimanendo nell’ambito delle professioni, è doveroso citare Monique Witting; scrittrice e saggista francese. E’ stata una delle principali teoriche del femminismo e del lesbismo e ha insegnato letteratura francese all’Università dell’Arizona. Con la morte di Monique, se n’è andata una delle scrittrici più incisive del mondo culturale lesbico. A proposito di voci, non potevano mancare quelle di Natasha La Roux, cantante e sassofonista; e di Ana Cueneca, poeta e chitarrista, in arte le: Tribad. Gruppo musicale nato nel 1999 a Parigi, che s’ispira alla cultura musicale dell’Hip hop francese. Le loro performance sono l’idillio sonoro di chiunque le ascolti. In tale contesto musicale, non si può non menzionare la cantante rock americana Melissa Etheridge; che rappresenta una delle voci più belle del palcoscenico internazionale. Ma anche in Italia ci sono dei personaggi di un certo calibro culturale, artistico e professionale. Restando sui palcoscenici, troviamo: Silvia Bandini, Virginia Ballucco e Camilla Ferretti, in arte Le Spaventapassere. Assistere alle loro serate è un continuo slogamento di mascelle e il loro pubblico abbraccia persone di ogni condizione sociale e sessuale. Ma non solo attrici e cabarettiste, lo scenario culturale lesbico italiano, annovera registe da sempre impegnate in qualità artistiche di altissimo livello, che con i loro film scuotono regolarmente le coscienze. Scendendo dai palcoscenici e facendo un giro per le città italiane, si possono trovare realtà ugualmente valide. Donne pacate che nella loro riservatezza, costruiscono punti di forza. Sono Presidenti di associazioni lesbiche, diventando un punto di riferimento per tanta gente. Fra loro si possono citare Katia Acquafredda, Presidente dell’Associazione Lista Lesbica Italiana. Donna dolce e coraggiosa, impegnata nella lotta per il riconoscimento dei diritti umani in genere; e impegnata nel mondo del lavoro che la riconosce come una seria e valida professionista. Non meno importante è citare il nome di Imma Battaglia fondatrice dell’Associazione Onlus Digayproject e che da anni perpetra a tempo pieno, lotte a favore dei movimenti lesbici italiani, ottenendo spesso delle vittorie importanti. Sono donne serie, affidabili e coraggiose, eppure c’è ancora chi è convinto che la diversità sessuale sia un motivo di discernimento. Ma queste donne sono presenti ovunque e non si arrendono; è il caso di nomi come Nera Gavina, cittadina bolognese di professione macchinista presso la divisione passeggeri di trenitalia. Nera Gavina si è candidata come consigliere comunale nelle file del Partito di Rifondazione Comunista, ed è una persona con le idee chiare e con tanta voglia di fare bene. Non si possono però dimenticare le donne della carta stampata, del pennello e del web. Una di loro è Cinzia Ricci, scrittrice, poeta, art web designer, artigiana ed artista poliedrica. Anche Cinzia è l’eco di un coro ormai sollevato dalle macerie del tempo e delle false credenze. Fra le artiste e le professioniste del nuovo millennio, troviamo anche personaggi come Towanda e altre ancora, fra cui romanziere e saggiste di talento come: Sara Zanghì, Elvira Borriello e Roberta Michelitto. Infine, fra coloro che operano nel web, navigando navigando, si incontra inevitabilmente Carmela, coordinatrice della mailing list di ALI,  fondatrice e capo redattore del sito Tamles che opera con una approfondita ed efficace divulgazione della cultura lesbica. Non esistono confini né catene per le donne che hanno il coraggio di parlare, di scrivere e di fare qualunque altra azione che possa rendere una concreta visibilità al mondo lesbico; che in fin dei conti è il mondo di tutti e non, come qualcuno vorrebbe: un mondo diverso.



Carla Liberatore
carlaliberatore@libero.it




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15 novembre 2004


GLI INTERESSI DI POCHI SEMPRE PIÙ DISTANTI DAI BISOGNI DI TUTTI”

 

Alcune considerazioni personali intorno all'immobilismo LGBT*

 

Di Cinzia Ricci - Lucca

(Gaya - Cronisti senza Frontiere)

 

 

 

A frequentare un po’ l’ambiente cosiddetto "gaio", si ha l’impressione che tutto si sia ridotto ad una questione di dominio, gestione, uso e sfruttamento degli spazi ludico/commerciali GLBT*. Anche il Gay Pride è diventato una vetrina fine a se stessa, qualcosa da difendere e separare dalla realtà - un evento che assomiglia sempre di più ad uno show destinato a chi ne fa parte, sempre meno rappresentativo, utile. Si ha l’impressione che ormai non vi sia confronto né interesse verso i temi politici, culturali ed etici che dovrebbero vederci impegnati, in prima linea, concretamente. Questi sono finiti a fare da sfondo, sono divenuti una copertura per chi lucra e chi non vuole altro che essere lasciato in pace, continuare ad avere l’illusione di aver finalmente varcato il cono d’ombra, di non rischiare niente, di essere bene o male benaccetto. Nessuno vuol sapere, vedere quello sta succedendo veramente. Un bar, una discoteca, i Gay & Friends Village non solo marinareschi, sono oasi per privilegiati, la prova di una normalizzazione che non c’è, sono aree di esibizione-affermazione-appartenenza-beccaggio da difendere con le unghie e con i denti, guai a chi le tocca e a chi le mette in discussione, dentro e fuori la comunità GLBT* - sono un tappeto nemmeno grande sotto il quale troppi si affannano a nascondere spazzatura e fantasmi. Chi crea questi luoghi senza scocciare con la politica e la cultura (robaccia noiosa per gente “out” o, peggio, di sinistra), o ne propone le briciole perché a qualcuno che le produce serve, va sostenuto, piaccia o meno quel che fa. E costruiamo monumenti al disimpegno, al qualunquismo e all’individualismo – ma ci sono alternative?

 

I gay e le lesbiche, eccezioni a parte, non si sono mai distinti per coraggio, apertura, partecipazione attiva e sensibilità – nel sociale, in politica, ovunque oltre se stessi, l’autoreferenzialità, gli interessi personali e di categoria. Alcuni protagonisti del baraccone mass-mediatico pseudo cultural-politico, dello star-system imprenditorial-turistico LGBT*, fra cui alcuni leaders del movimento (in odore di conflitto d'interessi e questo non è solo un argomento da salotto, perlopiù bisbigliato com’è nelle abitudini di chi i salotti li frequenta per diletto o necessità, è una realtà che condiziona pesantemente, esclude o appiattisce il dibattito politico là dove il problema si verifica), uomini di spettacolo, certi giornalisti, scrittori, studiosi e pensatori (non si offendano quelli che lo sono con merito) hanno trovato terreno incolto e fertile dove costruire la loro piccola lobbie, hanno trovato un target facile e senziente. Dare e avere – almeno c’è reciprocità. Ce n’è meno, o non ce n’è per nulla, negli ambienti dove si grida allo scandalo e ci s’indigna di fronte a tutto questo. Può non piacere, ma chi critica farebbe meglio ad interrogarsi sulle proprie responsabilità. Cosa hanno fatto gli intellettuali e i leaders della miriade di associazioni, enti, circoli, gruppuzzoli, gay, lesbici, lesbofemministi, femministi e chi più ne ha più ne metta, per garantire un dialogo reale all’interno e con l’esterno della comunità LGBT*, alternanza e democrazia, per incoraggiare interazione, una partecipazione che non si limitasse alla manovalanza spicciola, acritica e asservita, per promuovere un dibattito che si aprisse su temi più generali e quindi più condivisibili, accessibili? Glien’è mai importato davvero, al di là delle parole, nemmeno belle, con le quali si riempiono la bocca? No, altrimenti al posto di tante inutili maschere che niente dicono e niente hanno da dire, adesso ci sarebbero persone capaci di empatia, di battersi come leoni per chiunque, non solo per se stesse, per i propri interessi personali e quelli degli amici. Perché, vedete, là fuori – fuori dal ghetto, dalle consorterie, i salottini, le élite – c’è tanto, tanto di più, ma non conviene dargli la parola. Chi ha acquisito potere, prestigio, privilegi, notorietà, chi vi trae guadagno, non è disposto a mollare l’osso, a far spazio. È disdicevole, controproducente, ma… questo è, e questi sono coloro i quali ci rappresentano, con diritto, perché eletti, scelti da pochi fra i pochi che possono permettersi di metterci la faccia, e non solo quella.

 

Tuttavia eviterei di contrapporre i luoghi dove si consuma il divertimento fine a se stesso, dove l’indifferenza, l’ignoranza, gli integralismi e la etero/omo/lesbo/transfobia alligna come un cancro, e la provincia dove quello stesso cancro produce le violenze attraverso le quali si tenta di ridurre al silenzio i pochi che ci mettono la faccia pur non potendoselo permettere perché privi di coperture, legittimazione. Suona proprio male - e male fa. Fa male perché ad usare così le disgrazie, chi quelle disgrazie le vive, si sente messo spalle al muro, chiuso in un angolo, costretto a prendere posizione, ad entrare a far parte di una tifoseria – ma non ci si guadagna nulla e, che se ne resti fuori o se ne accettino le regole, si finisce per farne le spese, invariabilmente.

 

Lo so, lo spero, lo credo - criticare serve, ma la critica da sola è inutile se non c'è volontà di cambiamento, proposività e consapevolezza, se non si è disposti a sporcarci le mani, a guardare in faccia la realtà. Accanto agli episodi drammatici di discriminazione e violenza subiti dagli attivisti impegnati nel movimento gay, dobbiamo imparare a mettere quelli subiti da tutte le persone che erano sole e isolate e sole sono state lasciate – e non sono soltanto i gay e le lesbiche visibili senza amici importanti, pronti a difenderli per convenienza e/o sincera indignazione. Ci sono extracomunitari, zingari, ebrei, mussulmani, prostitute, transessuali, handicappati, negri, venditori ambulanti, donne non necessariamente femministe, oppositori politici, persone impegnate a fare quello che i più giudicano utopistico e anacronistico, che gli procura tanto fastidio perché li mette di fronte alla propria indifferenza, alle proprie responsabilità: politiche, morali, culturali, sociali. Esattamente come sessanta/settanta anni fa – anzi, peggio, perché la storia la conosciamo non solo per averla studiata, ma per averla subita. 6.000.000 di ebrei hanno perso la vita, ma delle altre 5.000.000 vittime cosa ne è stato? Che ne sarà di noi se non capiremo che non si possono usare due pesi e due misure, se non saremo capaci di uscire dal ghetto, se non impareremo a dialogare con il mondo là fuori, a guardare con i suoi occhi, creare alleanze vere, forti, per affermare la cultura del rispetto e del diritto, per difendere la democrazia, la libertà di espressione, orientamento e identità, per contrastare, impedire quello che sta avvenendo e ci coinvolge, offende, minaccia tutti?

 

Ritengo che sia giunto il momento di fare un discorso più ampio sulla violenza come conseguenza di un mancato progresso culturale, sui diritti e le libertà negate e quelle a rischio, sulla necessità d’introdurre normative specifiche che difendano e tutelino tutte le minoranze, non solo la nostra, sulla omo/lesbo/transfobia etero e omosessuale, sul superamento dei condizionamenti sessisti e separatisti, sull’assenza o il fallimento delle politiche GLBT* e sulle perverse dinamiche che ammorbano le nostre associazioni paralizzandole, facendole avvitare su stesse. No, la guerra fra “poveri” non finirà, ma non è fra quelli che ha senso stare. Un’alternativa è possibile, occorre costruirla, lavorare in questa direzione. Occorre uscire dal ghetto, abbattere i muri, gli steccati, servono sinergie, alleanze con chiunque sia disposto a confrontarsi, ad agire al di là dei personalismi e degli interessi corporativi. Chi non sa o non vuole farlo, stia pure al palo. Non possiamo più sprecare tempo ed energie. Niente cambierà se non cambieremo noi per primi, se per primi non ci faremo promotori di un modo nuovo, realmente aperto e partecipato di porci, dialogare e fare.

 

Lo so, su questi argomenti vi è una sostanziale e generale chiusura se non proprio ostilità, poco spazio per poterli promuovere e spesso ancor meno attenzione, interesse, specie se non si fa parte dell’entourage di qualche ottuso/a capoccione/a. Non dappertutto è così, ma dove questo problema c’è, si crea un vuoto… va riempito. Dovremmo avvicinare le persone che quel vuoto lo sentono e talvolta lo subiscono, metterle in contatto fra loro, unirle sui temi più sottovalutati o del tutto ignorati, anche da chi ne fa le spese, far circolare idee, informazioni, elaborazioni, esperienze, costruire una rete attraverso la quale tutto questo fluisca, dall’interno verso l’esterno, dall’esterno verso l’interno, sino al giorno in cui non vi saranno più confini e porte da varcare, resistenze da abbattere. Creare e mettere a disposizione un luogo fisico e ideale, riempirlo di contenuti, per l’azione. Il potenziale umano e intellettuale non manca, è uno spreco enorme con ricadute negativissime trascurarlo, non far niente per trarne il buono che ha. Qualunque mezzo va bene per non rimanere isolati, perciò inesistenti, ininfluenti, senza diritti, opportunità. È esattamente questo quello che vuole il sistema, dentro e fuori la comunità LGBT*, ed è esattamente quello contro cui credo occorra battersi.

 

_______________________________________________

 

Sito personale: www.cinziaricci.it

Collettivo 9 Luglio: www.noveluglio.altervista.org - info: 9luglio@tele2.it

 

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15 novembre 2004

LA DOTTRINA DEL DISPREZZO

DISPREZZO

Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.
Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.
Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione,
di nessuna religione.
Sono omosessuale, cieco e amo la natura.
Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.
Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.
La mia sedia a rotelle è questa società.

Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.
La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.
Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.
Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.
Sono tutto questo, sono la maggioranza!
E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!

Contributo di
Peter Boom

Gaya – Cronisti senza Frontiere




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15 novembre 2004

LA DOTTRINA DEL DISPREZZO

DISPREZZO

Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.
Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.
Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione,
di nessuna religione.
Sono omosessuale, cieco e amo la natura.
Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.
Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.
La mia sedia a rotelle è questa società.

Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.
La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.
Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.
Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.
Sono tutto questo, sono la maggioranza!
E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!

Contributo di
Peter Boom

Gaya – Cronisti senza Frontiere




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15 novembre 2004

LA DOTTRINA DEL DISPREZZO

DISPREZZO

Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.
Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.
Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione,
di nessuna religione.
Sono omosessuale, cieco e amo la natura.
Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.
Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.
La mia sedia a rotelle è questa società.

Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.
La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.
Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.
Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.
Sono tutto questo, sono la maggioranza!
E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!

Contributo di
Peter Boom

Gaya – Cronisti senza Frontiere




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